Quest’anno Eduardo Souto de Moura ha ricevuto il Praemium Imperiale per il suo contributo all’architettura. Dopo il Pritzker Architecture Prize (2011) e il Wolf Prize (2013), sentiva di aver ottenuto abbastanza riconoscimenti. Quest’ultimo premio mi ha fornito l’occasione per recarmi a Porto e fargli visita nel suo studio, in un edificio di tre piani vicino alla foce del fiume Duero che fu progettato e costruito alcuni anni fa da Álvaro Siza in seguito a un concorso a cui parteciparono anche Fernando Távora e Souto de Moura stesso. Oggi, ogni piano è occupato dall’ufficio di uno dei tre architetti.
Come tutte le altre persone, anche gli architetti si preoccupano di chi vincerà il prossimo premio. Eduardo è senza dubbio soddisfatto di questo riconoscimento, tuttavia è più preoccupato dalla legislazione della Comunità Europea e dall’insistenza della lobby ambientalista sull’assurdità di alcune norme che arrivano persino a stabilire specifiche relative allo spessore delle pareti.

Ci siamo intrattenuti parlando degli amici comuni; Eduardo non riesce ancora a perdonare Kenneth Frampton che lo ha inserito, insieme ad Álvaro Siza, nella categoria del “regionalismo critico”, quando loro sono tra i protagonisti dell’architettura a livello mondiale. Abbiamo anche ricordato un libro il cui autore paragona Mies van der Rohe a...
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