Persino una lattina di Coca-Cola lasciata da un operaio del cantiere è stata integrata in questo progetto, rispettando il concetto che l’architetto messicano Alejandro D’Acosta chiama “architettura a porte chiuse”, in cui nulla lascia il sito del cantiere sotto forma di rifiuto. Casa Cueva (o “casa nella grotta”), costruita in un antico bacino fluviale della Bassa California, è un rifugio grezzo e sperimentale. Questa casa vacanze off-grid di 250 m2 si fonde perfettamente con il territorio ed esprime la filosofia dell’architetto basata sul minimo intervento e sul riuso radicale. Pensata per la famiglia allargata e le generazioni future, è stata progettata e costruita in collaborazione con le sue tre figlie: Martina, product designer, Fernanda, paesaggista e Francesca, regista.
Qualunque materiale, dal legno portato dalla corrente, alle travi di recupero e alle pietre presenti sul sito, ha una propria storia. «Anche nei rifiuti c’è poesia», dichiara D’Acosta, sorridendo sotto i suoi occhiali tondi – immagine di un architetto-filosofo. Oggi sessantaquattrenne, ha fondato nel 1990 lo studio Alejandro D’Acosta Arquitecto, attualmente composto da dieci collaboratori, che opera tra Città del Messico, Oaxaca e la Bassa California. Insegna da oltre 30 anni, prima all’Universidad Iberoamericana e in seguito all’Universidad Nacional Autónoma de México. D’Acosta è cresciuto in una grande famiglia missionaria viaggiando attraverso le zone rurali del Messico e questo contatto in età giovanile con le comunità indigene ha plasmato la sua visione del mondo, radicata nella saggezza ancestrale. «La semplicità», afferma, «è l’essenza della vera bellezza».
Trent’anni fa, D’Acosta acquistò 30 ettari di terreno con...
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