A settant'anni di distanza dalle Olimpiadi invernali del 1956, lunedì 26 gennaio 2026 la fiamma olimpica torna a Cortina d'Ampezzo: in vista dei XXV Giochi olimpici invernali, la fiaccola percorre di nuovo le strade della Regina delle Dolomiti. La torcia – che nel giro di due mesi attraversa tutte le regioni italiane, in un percorso lungo oltre 12mila chilometri – arriverà a Milano il 6 febbraio, giorno della Cerimonia di Apertura dei XXV Giochi olimpici invernali.

Nella liturgia dei Giochi Olimpici, pochi oggetti portano sulle spalle un peso simbolico così più alto rispetto alle loro dimensioni quanto la torcia. Piccola, maneggevole, apparentemente semplice, è in realtà un condensato di significati: memoria, tecnologia, identità collettiva, rito. A Milano-Cortina 2026 questo equilibrio delicato non viene affidato all’enfasi o all’ornamento, ma a una presa di posizione chiara. La fiaccola si chiama Essential, e già nella denominazione esplicita la direzione del progetto: ridurre tutto ciò che non è necessario affinché il vero protagonista — il fuoco — possa emergere senza filtri.
Il punto di partenza non è l’involucro, ma il centro funzionale. Il progetto firmato da Carlo Ratti Associati nasce da un ragionamento quasi controintuitivo: una torcia può funzionare anche senza farsi notare? La risposta prende forma in un oggetto costruito attorno al bruciatore ad alte prestazioni, come se il disegno seguisse la fiamma e non il contrario. Da qui una geometria essenziale, dove ogni linea ha una giustificazione tecnica prima che estetica.
Non si tratta di minimalismo inteso come stile, ma come processo: sottrarre per dare spazio. La torcia risulta slanciata, bilanciata, priva di elementi superflui. Non vuole essere scultura né simbolo autoreferenziale; preferisce porsi come supporto, come soglia visiva che introduce la fiamma senza oscurarla. Nelle immagini, come dal vivo, l’effetto è coerente: l’oggetto non invade la scena, la organizza.
A segnare una rottura con le molte fiaccole del passato è la scelta di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto. Una fenditura verticale attraversa il corpo della torcia e permette di osservare il meccanismo interno, il punto esatto in cui il fuoco prende vita. È un gesto narrativo prima ancora che tecnico: spostare l’attenzione dall’apparenza al funzionamento, dalla superficie al processo.

Se la forma rinuncia all’esibizione, la pelle dell’oggetto lavora in modo più sottile: Essential instaura un dialogo costante con la luce e con l’ambiente circostante. Le due versioni — olimpica e paralimpica — condividono una finitura riflettente e iridescente, ma si differenziano per cromia: tonalità blu-verdi per la prima, bronzo caldo per la seconda.
Il trattamento superficiale, realizzato tramite rivestimento PVD ad alta resistenza termica, non ha solo una funzione protettiva. Trasforma la torcia in una sorta di superficie sensibile: riflette la neve, assorbe i colori del cielo, restituisce frammenti del contesto urbano o naturale in cui si muove. Non impone un’immagine univoca, ma cambia volto a seconda del luogo. È una scelta coerente con l’idea di un’Olimpiade distribuita, che attraversa territori diversi senza ridurli a un’unica iconografia.
L’essenzialità produce effetti misurabili. La struttura, composta in larga parte da materiali riciclati — in particolare una lega di alluminio e ottone — raggiunge un peso di circa 1.060 g (bombola esclusa). Un dato che non è secondario: una staffetta olimpica è fatta di migliaia di passaggi di mano, di condizioni climatiche imprevedibili, di corpi diversi. Qui la leggerezza non è un vezzo, ma una necessità operativa. Una torcia deve essere stabile, maneggevole, affidabile. Ogni grammo superfluo diventa fatica, ogni sbilanciamento un rischio. Essential risponde con una logica quasi industriale: ridurre la massa non funzionale per aumentare controllo e sicurezza.

Nel contesto dei grandi eventi, il tema ambientale rischia spesso di restare confinato alla comunicazione. Nel caso di Milano Cortina 2026, alcune decisioni incidono direttamente sulla struttura del prodotto. La torcia è progettata per essere riutilizzata e ricaricata fino a dieci volte, limitando così il numero complessivo di esemplari necessari.
Anche la scelta dei materiali segue criteri certificati: secondo la documentazione ufficiale, si tratta delle prime torce olimpiche a ottenere la certificazione ReMade di classe A per il contenuto di riciclato. La stessa attenzione riguarda la fiamma: il bruciatore utilizza bio-GPL derivato da fonti rinnovabili, come oli esausti e residui agro-industriali, con l’obiettivo di produrre una combustione dal colore caldo e naturale, più vicina all’immaginario originario del fuoco.
Il progetto è il risultato di una filiera interamente italiana: sviluppo affidato a Eni con Versalis, design a Carlo Ratti Associati, ingegnerizzazione e produzione a Cavagna Group. Non è un dettaglio secondario che la presentazione ufficiale sia avvenuta in luoghi simbolo della cultura contemporanea come la Triennale di Milano e l’Expo di Osaka.
Il senso profondo di Essential emerge pienamente nel percorso della Fiamma Olimpica. Pensata per attraversare l’Italia in modo capillare, la staffetta diventa il contesto ideale per un oggetto che non pretende centralità. La superficie cangiante si adatta ai luoghi, li riflette, li restituisce in immagini sempre diverse: centri storici, periferie, vallate alpine, metropoli. In questo viaggio, la torcia non è solo supporto tecnico, ma strumento narrativo. La fessura che mostra il cuore del bruciatore accompagna visivamente l’idea di un percorso “a vista”, trasparente, condiviso. Ognuno dei 10mila tedofori aggiunge un frammento, ogni tappa contribuisce a un racconto collettivo in cui il design non sovrasta il territorio, ma ne diventa eco.
Milano-Cortina 2026 si presenta così come un’Olimpiade diffusa, fatta di connessioni più che di concentrazioni. La fiaccola assume il ruolo di ponte tra comunità diverse, mantenendo un’identità riconoscibile ma non invasiva. In definitiva, la torcia di Milano-Cortina 2026 rinuncia consapevolmente all’effetto speciale. Non cerca l’iconicità attraverso forme eccentriche o narrazioni sovraccariche, ma la costruisce con disciplina, controllo e misura. È proprio nella scelta di restare sullo sfondo che, quando la fiamma si accende, tutto trova improvvisamente senso.
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