Fondato nel 1966 da Henri de Cock, il marchio belga Tribù, a conduzione familiare, è arrivato alla sua terza generazione, diventando un punto di riferimento per il design e l’arredo outdoor di alta gamma. In questi quasi sessant’anni di attività, di generazione in generazione si è tramandata l’attenzione per la maestria artigianale, la vena visionaria e la cura al dettaglio per prodotti di fascino e al contempo duraturi, valori che sono andati consolidandosi anche grazie alla collaborazione con importanti designer – come Monica Armani, Yabu Pushelberg e Christophe Delcourt – e con l’approdo in Italia, a Milano in particolare, dove nel 1999 Tribù ha partecipato per la prima volta al Salone del Mobile come primo brand d’arredo outdoor. Un legame, quello con Milano, reso via via più solido con l’apertura dello showroom in zona Durini Design District, che ha trasformato uno spazio dall’antica vocazione industriale in un luogo di design dall’atmosfera elegante e serena. Pensato per fornire un’esperienza immersiva, lo showroom offre la possibilità di esplorare materiali, texture, tessuti, oltre alla qualità e al comfort delle collezioni outdoor e degli accessori di Tribù, con un design team dedicato che supporta progettisti e clienti nel trasformare le loro visioni in spazi outdoor senza tempo. Tra le collaborazioni più importanti di Tribù, che ha portato un tocco di femminilità e di freschezza fin dalla prima collezione Tosca, c’è quella con Monica Armani, cresciuta a stretto contatto con la natura grazie al padre – architetto razionalista – e alla loro villa in collina: «Lì ho capito che lo spazio esterno è un’estensione del vivere – racconta Armani –. La soglia tra interno ed esterno, per me, non è mai stata un limite ma un’opportunità progettuale», aggiunge. La sfida condivisa, dunque, è quella di creare oggetti capaci di integrarsi con l’architettura e il paesaggio, ma anche con il gesto quotidiano di chi li vive.

Come detto, la prima collaborazione è stata quella per la collezione Tosca, caratterizzata da forme arrotondate, ricerca materica ed eleganza. Iconiche sono le sedute, riconoscibili per l’avvolgente treccia verticale di grande ampiezza. Armani ha poi firmato anche la collezione Ukiyo, ispirata all’arte giapponese e vincitrice del German Design Award 2025: la designer ha tratto spunto dai segni e dalle forme dell’architettura classica giapponese, dai templi votivi agli oggetti di tutti i giorni: «Mi sono ispirata ai segni e alla sofisticata cultura giapponese, specialmente per quanto riguarda la loro attenzione ai dettagli che descrive anche la mia estetica di design – ha spiegato la designer –. Ho lavorato sull’equilibrio tra linee curve e dritte e sul peso visivo di ciascun elemento che compone la collezione».
Cesta, dopo Nomad, è la collezione più recente di Tribù, il cui schienale scultoreo intrecciato è il vero protagonista. Realizzata in alluminio e corda, la seduta ruota dolcemente di 360 gradi ed è pensata per momenti di relax e piacevoli conversazioni: la collezione è lo specchio dell’attenzione per la cura e la maestria del brand, che mantiene saldo il principio di creazione di valore duraturo.
Tribù
Flagship Showroom
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