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La "Rigenerazione urbana" secondo Open Project

La panel discussion, tenutasi il 22 aprile a Bologna, indaga su visioni e strategie che stanno ridefinendo il modo di abitare e trasformare le nostre città

Talk Rigenerazione urbana presso Open Project
Scritto da Redazione The Plan -

Il 22 aprile, presso la sede dello studio di progettazione Open Project, in via Pompeo Scipione Dolfi 7 a Bologna, si è tenuto un nuovo appuntamento dedicato alla rigenerazione urbana, nell’ambito del programma di incontri “Dolfi 7”, hub culturale di Open Project. Un’occasione di confronto su visioni e strategie che stanno ridefinendo il modo di abitare e trasformare le nostre città. 

L’incontro, moderato da Open Project, ha visto la partecipazione di relatori provenienti da diversi ambiti – accademico, progettuale e culturale – tra cui Stefano Zamagni, Elena Granata, Fiore De Lettera, Valeria Alfano e Leonardo Fornaciari. Ciascun intervento ha contribuito a delineare un quadro articolato, nel quale la città emerge non solo come luogo di trasformazione, ma come organismo vivo, attraversato da dinamiche sociali in continua evoluzione.


Percorsi e pratiche di rigenerazione urbana

Courtesy Open Project

 

Particolarmente significativa è stata la riflessione proposta dal Professore Stefano Zamagni con l’intervento dal titolo “Dalla rigenerazione degli spazi urbani alla rigenerazione dei luoghi”. Il suo contributo ha tracciato un percorso storico e concettuale che parte dalla distinzione tra civitas e urbs, proseguendo all’analisi della trasformazione della città con la rivoluzione industriale, quando lo spazio cittadino ha iniziato a essere concepito come "merce", fino ad arrivare al modello attuale della smart city. Con la sua riflessione Zamagni invita a un cambio di paradigma: per una reale rigenerazione urbana è necessario recuperare il senso originario della città, riconoscendola come bene comune e, in quanto tale, patrimonio condiviso dell’intera comunità. 

Su questa linea si inserisce l’intervento di Elena Granata “Rigenerazione urbana senza rigenerazione. Perché l’attenzione sociale fa la differenza”, che sollecita una riflessione critica su come negli ultimi cinquant’anni, fenomeni come l’abbandono degli edifici pubblici, insieme all’intensificazione di edilizia di lusso e residenze private, hanno alimentato un processo inverso rispetto all’idea di bene comune: servizi e spazi pubblici sono stati progressivamente trasformati in spazi privilegiati per pochi. Il passaggio da “luogo” a “spazio” segna così l’affermarsi di una dimensione merceologica della città. In questa prospettiva, la rigenerazione urbana dovrebbe tornare a rispettare il DNA stesso della città, riducendo lo spazio della rendita a favore del bene/servizio pubblico.

La città di tutti” deve allora configurarsi come uno spazio capace di garantire, gratuitamente e senza discriminazioni, i bisogni universali della persona – dalla qualità dell’aria al verde, dall’acqua ai servizi essenziali – restituendo centralità a quei diritti urbani fondamentali dai quali, negli ultimi anni, ci siamo progressivamente allontanati, interiorizzando un’idea di città in cui tutto ciò che c'è di bello nello spazio pubblico si paga. Courtesy Open Project

 

Partendo dalla domanda “Cosa può diventare un edificio dismesso per la comunità?”, Fiore De Lettera, nel suo intervento “Riuso adattivo e rigenerazione dei beni culturali. Una sintesi che richiede lungimiranza”, introduce il concetto di “riuso adattivo” come un processo creativo capace di rigenerare edifici storici non più in uso, adattandoli a nuove esigenze senza cancellarne la memoria. A partire da questa definizione del CNR, presenta diversi esempi concreti – tra cui il riuso della Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, della Scuola Grande della Misericordia e di Palazzo Mazzarino – mostrando concretamente come il patrimonio culturale possa trasformarsi in una risorsa condivisa e accessibile per l’intera comunità.

Due ulteriori casi concreti di rigenerazione urbana, li ha illustrati Valeria Alfano con “L’anima della città: la sfida della rigenerazione sociale e culturale dell’Arcidiocesi di Bologna”. I casi del Monastero della Visitazione di Maria e del Complesso San Carlo, a Bologna, mostrano come luoghi un tempo chiusi e inutilizzati possano trasformarsi in spazi aperti e vivibili per la comunità, capaci di generare valore sociale, benessere, relazioni e identità.

Con l’intervento “Come possiamo cambiare le nostre città: idee e pratiche per rigenerarle”, infine, Leonardo Fornaciari, amministratore unico di Tredilbologna, approfondisce il tema della rigenerazione urbana intesa come processo ibrido tra pubblico e privato. Offre così una prospettiva diversa, sottolineando l’importanza del coinvolgimento attivo della comunità nella progettazione: non un progetto per la comunità, ma un progetto costruito insieme alla comunità.

 

Tutte le immagini courtesy Open Project
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