Il progettista cileno Smiljan Radić Clarke è il vincitore del Pritzker Architecture Prize 2026, la 55esima edizione del più prestigioso premio internazionale di architettura. Nato nel 1965 a Santiago del Cile, Smiljan Radić si è laureato nel 1989 alla Pontificia Università Cattolica del Cile. Ha studiato anche allo IUAV e Oggi vive e lavora nella sua città natale, dove nel 1995 ha fondato lo studio Smiljan Radić Clarke.
Come si legge nelle motivazioni della giuria del Pritzker Prize 2026, «attraverso un corpus di opere collocate all’incrocio tra incertezza, sperimentazione materica e memoria culturale, Smiljan Radić privilegia la fragilità rispetto a qualsiasi pretesa ingiustificata di certezza. I suoi edifici appaiono temporanei, instabili o deliberatamente incompiuti—quasi sul punto di scomparire—e tuttavia offrono un rifugio strutturato, ottimista e discretamente gioioso, abbracciando la vulnerabilità come condizione intrinseca dell’esperienza umana».

In oltre tre decenni di attività, lo studio di progettazione guidato da Radić ha realizzato sedi di istituzioni culturali, spazi civici, edifici commerciali, residenze private e installazioni, in vari Paesi del mondo: Albania, Austria, Cile, Croazia, Francia, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.
Centrale nella sua opera è l'attenzione al contesto, secondo un approccio che non intende il luogo solo in termini fisici, ma anche come convergenza di storia, pratiche sociali e circostanze politiche. Così, Radić rifugge schemi ripetibili in favore di strategie specifiche per ciascun luogo e progetto, in modo che ogni edificio di emerga dalle condizioni particolari del sito.
L'architettura può essere dunque parzialmente interrata, come nel caso del Restaurant Mestizo (Santiago del Cile, 2006), orientata per proteggersi dai venti dominanti o dalla luce intensa, come la Pite House (Papudo, Cile, 2005), oppure modellata attraverso il riuso adattivo, come nel Chile Antes de Chile, ampliamento del Museo Cileno di Arte Precolombiana (Santiago del Cile, 2013).
Nel metodo progettuale di Radić, materiali come calcestruzzo, pietra, legno e vetro sono impiegati in maniera da modellare peso, luce, suono e chiusura dello spazio. Le sue opere sono segnate da una profonda empatia per l’esperienza umana e gli interventi che portano la sua firma non sono classificabili né come restauro né come processi di sostituzione, ma nascono piuttosto da calcoli intenzionali di scala e uso.
Tra le sue opere più importanti figurano, in ordine cronologico: CR House (Santiago, 2003), The Boy Hidden in a Fish, con Marcela Correa, per la 12ª Biennale Internazionale di Architettura di Venezia (2010); House for the Poem of the Right Angle (Vilches, Cile, 2013), Vik Millahue Winery (Millahue, Cile, 2013), il Serpentine Gallery Pavilion (Londra, 2014), lo spazio artistico NAVE (Santiago del Cile, 2015), il Teatro Regional del Biobío (Concepción, Cile, 2018), Prism House (Conguillío, Cile, 2020), London Sky Bubble (Londra, 2021); Chanchera House (Puerto Octay, Cile, 2022); Guatero, per la XXII Biennale di Architettura Cilena (Santiago, 2023), senza dimenticare il suo studio-abitazione, Pequeño Edificio Burgués (Santiago del Cile, 2023).

«In ogni opera è capace di rispondere con radicale originalità, rendendo evidente ciò che non lo è. Torna alle fondamenta più essenziali e irriducibili dell’architettura, esplorando al tempo stesso limiti che non erano ancora stati toccati. Sviluppata in un contesto di circostanze difficili, ai confini del mondo, con uno studio composto da pochi collaboratori, la sua pratica riesce a portarci al nucleo più profondo dell’ambiente costruito e della condizione umana».
Alejandro Aravena, presidente della giuria del Pritzker Prize 2026 e vincitore del Pritzker Prize 2016
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Foto di copertina: Smiljan Radić Clarke, courtesy The Pritzker Architecture Prize




