È l’Appleby Blue Almshouse, progettato dallo studio londinese Witherford Watson Mann Architects, il vincitore del RIBA Stirling Prize 2025, prestigioso riconoscimento britannico in ambito architettonico.
Il premio, istituito nel 1996 dal Royal Institute of British Architects, celebra ogni anno il progetto che più contribuisce all’evoluzione dell’architettura nel Regno Unito, valutando criteri come innovazione, sostenibilità, impatto sociale e qualità dell’esperienza offerta agli utenti.

L’opera premiata reinterpreta in chiave contemporanea il concetto tradizionale di almshouse — gli storici ospizi o case di carità inglesi — e lo trasforma in un modello di abitare sociale e comunitario per persone anziane, capace di rispondere a due emergenze del nostro tempo: la scarsità di alloggi accessibili e la crescente solitudine nella terza età.
Situato nel quartiere di Bermondsey, nel Southwark di Londra, Appleby Blue è il risultato della collaborazione tra lo studio e la United St Saviour’s Charity, storica istituzione benefica attiva da quasi cinque secoli. Il progetto, che offre 59 appartamenti e spazi condivisi, nasce sul sito di un ex centro di cura dismesso: un intervento che non solo rigenera un vuoto urbano, ma restituisce alla comunità un luogo vivo e aperto.
Ingrid Schroder – Direttrice della Architectural Association (AA) School of Architecture – commenta a nome della Giuria:
“Questo progetto è un chiaro appello per una nuova forma di alloggio in un momento cruciale. Realizzato sullo sfondo di due crisi – una grave carenza di alloggi e una crescente epidemia di solitudine tra gli anziani – Appleby Blue offre una risposta piena di speranza e immaginazione, dove i residenti e la comunità circostante sono riuniti attraverso la natura trasformativa del design.”

Dal punto di vista architettonico, il progetto si distingue per la sua integrazione nel contesto urbano e per la capacità di bilanciare discrezione e apertura. L’ingresso principale si affaccia sulla strada con un portico vetrato a doppia altezza, che funge da soglia trasparente tra la città e la dimensione domestica. L’edificio si sviluppa attorno a un ampio cortile lineare esposto a sud, uno spazio soleggiato e verde dove i residenti possono coltivare, incontrarsi, conversare.
L’articolazione volumetrica dialoga con il tessuto vittoriano circostante – attraverso i mattoni, i tradizionali bow-window e le proporzioni misurate – pur mantenendo un linguaggio architettonico contemporaneo e riconoscibile.

All’interno, ogni gesto progettuale è orientato a favorire connessioni e relazioni spontanee. Invece che su classici balconi privati, gli appartamenti si aprono su corridoi ampi e luminosi, dove panchine e fioriere permettono ai residenti di personalizzare e condividere lo spazio. Le aree comuni comprendono una cucina comunitaria e una garden room a doppia altezza, dove grandi vetrate scorrevoli si aprono sul giardino centrale: qui si tengono lezioni di cucina, pranzi collettivi e attività aperte anche al quartiere.
L’idea di trasparenza guida l’intero progetto: chi vive nel complesso può guardare la vita che scorre lungo la strada, sentirsi parte del mondo e, contemporaneamente, accoglierlo al suo interno. Questa apertura, che si oppone all’isolamento fisico ed emotivo che spesso accompagna la popolazione anziana, propone autonomia e benessere, nutrendo un vitale e prezioso senso di comunità.
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Location: Bermondsey, London
Client: United Saint Saviour's Charity
Completion: 2023
Gross Floor Area: 5.800 m²
Architect: Witherford Watson Mann Architects
General Contractor: JTRE London
Consultants
Landscape: Grant Associates
Structural: Price & Myers, Pringuer James Consulting Engineers
Environmental and M&E: Skelly & Couch, AWA Consultants
Fire protection: The Fire Surgery
Principal designer Bespoke Safety Solutions
Façade: Ramboll
Acoustic: Hann Tucker
Planning: DP9
Quantity surveyor: Thompson Cole
Social historian: Ken Worpole
Photography by Philip Vile, courtesy of RIBA