Cosa resta del design? Intorno a questa domanda essenziale e al contempo provocatoria ha preso forma la seconda tappa di Beyond Design, il ciclo di incontri dedicato alla tradizione, all’evoluzione e alle prospettive del design organizzato da Ditre Italia. A fine novembre, nel suo showroom milanese, si sono trovati per discuterne Daniele Lo Scalzo Moscheri, architetto e art director di Ditre Italia, e Nicolas Ballario, curatore e divulgatore culturale, che hanno appunto provato a rispondere e a dialogare a partire dal passato del disegno fino ad proiettarsi nel futuro, dimostrando come il design e la sua eredità siano memoria viva in costante rinnovamento grazie a tecnologie sociali e culturali.

Il discorso ha attraversato dunque epoche e linguaggi differenti, dai grandi maestri del Rinascimento, come Leonardo da Vinci, Brunelleschi e Michelangelo, ai protagonisti del Novecento, come Gio Ponti, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass. «Disegnare significa tradurre l’eredità in futuro – le parole di Daniele Lo Scalzo Moscheri –. Non per copiare, ma per trasformare ciò che è stato in qualcosa che risponda alle esigenze contemporanee». Da qui si può comprendere l’importanza del dettaglio, della cura artigianale e di una visione che sappia tenere insieme funzione, bellezza e significato.
Eppure, in un mondo appunto in costante evoluzione, non si può non restare in guardia rispetto ai concomitanti rischi legati alla superficialità: «La cultura del dettaglio, il coraggio delle idee, la visione del mondo che ogni progetto porta con sé: è questo che distingue il vero design – ha aggiunto Lo Scalzo Moscheri –. Oggi come ieri, un oggetto di design è un atto antropologico, una risposta ai valori e alle necessità della società». Anche per questo l’associazione con il design è possibile anche in rapporto a luoghi solitamente non associati al bello: «Il design troppo spesso non entra negli ospedali – la riflessione di Ballario –: come se non avessero diritto al bello. Ma proprio lì, più che altrove, il design dovrebbe arrivare».

È anche per questo che da qui al prossimo futuro sarà sempre più necessario uno sguardo di ampio respiro: «Forse non resteranno tutti i nostri oggetti, ma resterà il pensiero, il modo di guardare le cose. Resterà il desiderio di migliorare il mondo, un oggetto alla volta», ha concluso Lo Scalzo Moscheri. Un invito, dunque, a considerare la bellezza come diritto e non come privilegio.
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