«A Confrestauro sono associati 150 architetti, dieci restauratori e 40 aziende, e ci auguriamo che entro fine anno queste cifre aumentino notevolmente»: a tre anni di distanza dalla nascita di Confrestauro, Alberto Rui, fondatore e presidente dell'associazione, esprime soddisfazione e fiducia nel futuro. Dal 2023, Confrestauro unisce produttori di materiali, architetti, esperti del settore e aziende specializzate nel restauro e nella conservazione del patrimonio storico e artistico del nostro Paese.
Imprenditore di Vittorio Veneto, Alberto Rui è stato fin da piccolo appassionato di arte: dopo aver ereditato l'impresa edile del padre, ha proseguito il suo percorso dedicandosi alle dimore storiche e agli edifici religiosi. Dalla sua visione, e per volontà di dieci soci fondatori, nasce Confrestauro, una rete di imprese italiane tesa a promuovere il restauro Made in Italy a livello internazionale.

In un Paese come l'Italia, che custodisce un patrimonio storico e culturale unico al mondo, la conservazione e il restauro del patrimonio costruito non sono solo una necessità culturale, ma anche un investimento per il futuro. Questo cambio di paradigma è già in atto?
In Italia si sta progressivamente affermando la consapevolezza che la conservazione e il restauro del patrimonio costruito non siano solo un dovere culturale, ma anche una leva strategica per lo sviluppo futuro. Negli ultimi anni questo cambio di paradigma è visibile nell’attenzione crescente verso la rigenerazione urbana, il riuso dell’esistente e l’integrazione tra tutela, sostenibilità e innovazione tecnologica. Tuttavia, il processo non è ancora pienamente maturo: permangono criticità legate alla frammentazione normativa, alla carenza di risorse e a una visione talvolta ancora emergenziale della tutela.
Con Confrestauro pensiamo di svolgere un ruolo importante nella valorizzazione del patrimonio esistente e lo facciamo promuovendo una maggiore sensibilizzazione sull'importanza della conservazione e della manutenzione attraverso varie iniziative. Giornate di studio, convegni e attività formative, se da una parte accrescono la consapevolezza sul valore storico e artistico dei beni, dall’altra stimolano un approccio responsabile alla loro tutela.
In questo contesto, quanto è importante adottare un approccio integrato che coinvolga professionisti del settore insieme a istituzioni pubbliche e private?
La collaborazione tra professionisti ed enti pubblici e privati nel restauro del nostro patrimonio culturale occupa un ruolo sempre più centrale e rappresenta un approccio promettente. Negli ultimi anni stiamo osservando la nascita di una volontà condivisa che consente di unire competenze, risorse e prospettive diverse, favorendo interventi più efficaci e sostenibili. Attraverso il dialogo tra pubblico e privato, si possono sviluppare progetti innovativi e modelli di gestione che garantiscono non solo la tutela del patrimonio, ma anche la sua valorizzazione come risorsa culturale ed economica per la collettività.
Le collaborazioni che attiviamo ci aiutano anche a entrare meglio in contatto con le realtà locali, a instaurare un dialogo che sia proficuo per ambo le parti e che porti al raggiungimento dell’obiettivo primario, ovvero la tutela e la conservazione del nostro patrimonio.
Le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 sono ormai alle porte: quale contributo possono dare grandi eventi come questo alla valorizzazione del nostro territorio?
Sono a mio avviso fondamentali perché fungono da cassa di risonanza per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio. I grandi eventi hanno lo scopo fondamentale di costruire una consapevolezza diffusa sull’importanza di preservare e innovare il patrimonio architettonico italiano, di stimolare un dibattito costruttivo tra esperti del settore, privati e pubblici, per evidenziare come la conservazione del patrimonio sia al primo posto per lo sviluppo sostenibile e per la valorizzazione culturale del Paese.
Il ciclo di appuntamenti Architettura e Restauro per il Futuro che abbiamo organizzato insieme a THE PLAN l’anno scorso, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, ne è stata un’ulteriore prova, non solo per i temi che abbiamo approfondito, ma anche per la vasta rete di professionisti, studenti e cittadini che sono stati coinvolti.
Lei ha fondato Confrestauro nel 2023. Può fare un bilancio di questi primi tre anni di attività dell'associazione?
Sono stati tre anni molto intensi. Oltre ai 150 architetti e dieci restauratori, professionisti del settore molto qualificati, abbiamo anche 40 aziende associate: stiamo crescendo molto e in fretta. Abbiamo promosso molte iniziative per i giovani e per la loro formazione, attivando partnership con alcune delle scuole di restauro più importanti in Italia come la Scuola di Restauro di Botticino a Milano, l’Istituto per l’Arte e il Restauro "Palazzo Spinelli" a Firenze, l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) a Roma e la Scuola di Alta Formazione e Studio (SAF) del Centro Conservazione e Restauro (CCR) dei beni culturali "La Venaria Reale" a Torino.
Abbiamo attivato collaborazioni importanti con diversi Ministeri ed enti sia pubblici che privati.
Con ANACI, per esempio, l’Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari, che conta a livello nazionale circa 7.500 professionisti amministratori di condominio e di immobili, presenti in ogni regione e provincia d’Italia, abbiamo siglato un accordo che prevede una collaborazione articolata e congiunta per l’organizzazione di attività formative come seminari tecnici, corsi di aggiornamento, per aziende e professionisti del settore, e anche per la realizzazione di tirocini e stage presso le aziende e le strutture aderenti per la formazione di nuove figure professionali.
Con VirArt ODV di Bastia Umbra, l’organizzazione nata da un gruppo di professionisti dopo gli eventi sismici del 2016, vogliamo promuovere e diffondere la conoscenza dei beni culturali, promuovendo il restauro Made in Italy a livello nazionale e internazionale. In occasione del loro IV Convegno Nazionale siamo riusciti ad avere ospite la dottoressa Nelia Kukovalska, Direttrice Generale della National Conservation Area “St. Sophia of Kyiv”, che ha presentato un intervento incentrato sulla gestione del patrimonio nazionale ucraino e del complesso diretto da lei, nel periodo di emergenza causato dalla guerra.
Ci sono novità in programma per quest'anno?
A fine 2025 abbiamo siglato due nuovi importanti accordi di collaborazione. Il primo con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura Ente del Terzo Settore (INBAR ETS) a Roma, attivo da oltre trentacinque anni nella promozione di una cultura dell’abitare sostenibile e nella valorizzazione dell’ambiente naturale e costruito. Il protocollo quinquennale che abbiamo firmato mira a incrementare le reti tra professionisti, enti e istituzioni, promuovendo attività congiunte di ricerca, formazione e divulgazione, sia attraverso l’organizzazione di master, corsi, convegni, tirocini e programmi di aggiornamento professionale, sia tramite lo sviluppo di progetti e azioni a supporto della gestione dell’emergenza abitativa in seguito a eventi naturali, sia infine tramite attività di sensibilizzazione dedicate al restauro e alla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio storico.
Il secondo accordo, con l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC), vuole promuovere la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e immobiliare degli Istituti Diocesani presenti in Italia, mettendo loro a disposizione competenze specialistiche, procedure consolidate e una rete qualificata di professionisti e imprese del settore del restauro, della progettazione e della valorizzazione del patrimonio.
>>> Scopri di più sulle attività di Confrestauro consultando il sito www.confrestauro.com
In copertina: il Duomo di Firenze. Foto: Ferdinando Castiglione / Wikimedia Commons, Licence CC BY-SA 4.0