“Sotto gli occhi di nessuno” è un intenso racconto per immagini della violenza e del terrore di un periodo sensibile della recente storia nazionale italiana, ultima opera del fotografo bolognese Fabio Mantovani. Il volume, a cura di Arianna Rinaldo per Quodlibet Edizioni, include testi di Michelangelo Pivetta e Cinzia Venturoli.
Dell'estremismo politico armato degli anni di piombo alle stragi mafiose, un’ondata di tensione ha attraversato l’Italia dalla fine degli anni ‘60 ai primi del duemila. Un lungo periodo percorso da timori e misteri mai del tutto chiariti, che hanno lasciato ferite profonde nella memoria collettiva.

Il fotografo decide di raccontare questi anni in un modo particolarmente suggestivo, attraverso le immagini dei mezzi di trasporto coinvolti in questi episodi. Spiega Mantovani:
«Due le motivazioni di questa scelta: per mostrare la cruda realtà dei resti, colti in una atmosfera notturna che rende lampante il testimone materiale, e per la vicinanza e la confidenza che ciascuno di noi ha con questi mezzi, quotidianamente per le automobili, saltuariamente per velivoli e treni. Si annulla così la distanza emotiva del riguardante, amplificando l’attenzione sul fatto».

Cinque anni di lavoro, di riflessione e ricerca solitaria e condivisa, hanno dato alla luce una narrazione fotografica toccante e profondamente evocativa. Il sequestro Moro, l’attentato di Bologna, le stragi di Capaci e Via D’Amelio, l’incidente aereo di Ustica, sono alcuni dei tragici eventi rievocati dall’indagine fotografica.

Le fotografie parlano al lettore con un linguaggio forte e diretto. I veicoli, al centro dell'inquadratura, emergono nel buio come unici soggetti della scena. I colori saturi, uniti a una luce bianca e dura, che traccia ombre decise sugli oggetti, mettono drammaticamente in risalto squarci, ammaccature, fori di proiettile, segni materiali degli accaduti di cui si fanno silenziosi testimoni.
Gli oggetti diventano simulacri e testimoni del dolore e della violenza, viva e umana, di chi quegli eventi li ha vissuti, da vittima o carnefice. L’esistenza, inanimata e permanente, dell’oggetto, contrapposta alla fragile temporalità della vita umana, è capace di ricordarci come la memoria, individuale e collettiva, non si esaurisca nel passato ma sia parte atemporale di una coscienza attuale e futura.
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Tutte le immagini © Fabio Mantovani, courtesy l'autore
In copertina: frammenti di vetri penetrati nel corpo della sopravvissuta alla strage del rapido 904, San Benedetto Val di Sambro, 23 dicembre 1984. Nel corso dei decenni sono stati espulsi e conservati, la fotografia li ritrae sulla stessa borsetta e nella stessa posizione che la vittima aveva al momento della deflagrazione