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Biennale 2025, il padiglione Albania e il ruolo dell’architettura nella conquista della libertà

Building Architecture Culture il suo nome. È stato curato da Anneke Abhelakh

Anneke Abhelakh

Biennale Architettura 2025, il padiglione Albania e l’indagine del ruolo dell’architettura nella conquista della libertà
Scritto da Redazione The Plan -

Contro gli spazi pubblici e gli edifici del regime; una forma di «riconquista dell’individualismo», come l’ha descritta il sindaco di Tirana in carica per undici anni, dal 2000 al 2011, e oggi primo ministro, Edi Rama: in Albania, dopo la caduta della dittatura avvenuta nel 1992, i cittadini si ribellarono a quanto lasciato dal totalitarismo, rivendicando uno spazio privato quale forma ed espressione di una libertà negata troppo a lungo e di una precisa individualità. Ma questa forma di trasformazione, culturale e sociale allo stesso tempo, è ancora in corso, con un’architettura e uno spazio costruito ad assumere un ruolo ben preciso in tale rinnovamento: gli architetti albanesi godono di una preziosa libertà creativa, da bilanciare tra autonomia creativa, pressioni economiche, bene comune e una natura che merita sempre di essere protetta. Di tutti questi passaggi storici e sociali, a tratti traumatici, si fa portatore Building Architecture Culture, il padiglione dell’Albania all’Arsenale di Venezia curato da Anneke Abhelakh per la Biennale Architettura 2025, curata da Carlo Ratti.

Skanderbeg Square, Albania © Filip Dujardin

Piazza Skanderbeg, © Filip Dujardin

 

Passato, presente e futuro: vengono toccati tutti i momenti all’interno del padiglione, suddiviso a sua volta in tre parti. La prima rappresenta lo sfondo storico del rapporto tra architettura, società e poteri politici, che viene raffigurato attraverso una successione di cento immagini di luoghi simbolo di Tirana come Piazza Skanderbeg e la piramide di Tirana; la seconda rappresenta l’oggi, il presente, che viene raccontato attraverso il film The Albanian Calls, che investiga sul significato dell’essere architetto nell’Albania odierna; infine la terza parte, rivolta al futuro grazie alla presenza di visori stereoscopici che mostrano le opere di 56 studi attivi con progetti in Albania.

Piramide di Tirana © Diego Delso

Piramide di Tirana, © Diego Delso

 

All’interno del padiglione, tra i 56 espositori vi sono Álvaro Siza, Archea Associati, Barozzi Veiga, Benedetta Tagliabue – EMBT Architects, BIG, DILLER SCOFIDIO + RENFRO, EAA Emre Arolat Architecture, Eduardo Souto De Moura, Kengo Kuma & Associates, Mario Cucinella Architects, MVRDV, NOA, OMA, SelgasCano, Stefano Boeri Architetti, Steven Holl Architects, Studio Fuksas, Studio Gang. A questi, poi, si aggiunge il programma di incontri e dibattiti, così da mettere in relazione architettura e società, mondo accademico e sfera pubblica. Queste conversazioni continueranno oltre la mostra attraverso un podcast, realizzato in collaborazione con KOOZARCH, per permettere anche a chi non potrà essere a Venezia di partecipare alla discussione.

Padiglione Albania © Andrea Rossetti, courtesy of Padiglione Albania

Padiglione Albania, © Andrea Rossetti, courtesy Albania Pavilion

 

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