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Art City Bologna 2026: gli appuntamenti da non perdere

Promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di Arte Fiera, l'evento è in programma dal 5 all'8 febbraio, con un calendario di oltre 300 mostre, performance, talk e installazioni diffuse in città

Art City 2026 a Bologna, appuntamenti da non perdere
Scritto da Redazione The Plan -

Promossa dal Comune di Bologna con il sostegno di Arte Fiera, e diretta per il nono anno consecutivo da Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Art City Bologna 2026 trasforma la città dal 5 all'8 febbraio in un organismo pulsante, dove l’arte contemporanea non si limita a essere osservata, ma viene attraversata e abitata, in un’esperienza collettiva che coinvolge cittadini e visitatori, invitandoli a esplorare i luoghi della Città.

Tema di questa edizione è Il corpo della lingua, curato da Caterina Molteni. Il titolo, ispirato all’omonimo testo di Giorgio Agamben, suggerisce una riflessione radicale: il linguaggio non è un sistema astratto, ma un corpo che prende forma nella voce, nei gesti, nell’incontro con l’altro. Ripensare il corpo significa allora ripensare il sapere, le sue strutture di potere e le modalità attraverso cui viene trasmesso.

Con oltre 300 appuntamenti tra mostre, performance, talk e installazioni, ospitati all'interno di enti istituzionali, gallerie e spazi indipendenti, la città si propone come un museo diffuso dedicato alla cultura contemporanea. Di seguito gli appuntamenti da non perdere durante la settimana di Art City 2026. 

 

Triplice appuntamento nella Centrale Re-Use With Love con le mostre “Gutta”, “Eccesso di stagione”, “All’altezza dell’arte. La collezione di Richi”

Fino al 22 febbraio

Eccesso di Stagione, videomapping di Marco Grassivaro. Courtesy ComunicaMente


Fino al 22 febbraio 2026, gli spazi dell’ex centrale elettrica dei Giardini Margherita ospiteranno una trilogia di progetti artistici site-specific che intrecciano arte, sostenibilità e impegno sociale. Tre eventi che invitano a riflettere sul rapporto tra essere umano, ambiente, spreco e iper-consumo, con la curatela e la collaborazione di Simona Pinelli.

La trilogia comprende Gutta, mostra personale multimediale di Alessandro Brighetti, che trasforma l’ex cabina Enel in un ambiente immersivo in cui arte e scienza dialogano per affrontare la questione antropica e il tema della cura come risposta allo spreco; Eccesso di Stagione, videomapping di Marco Grassivaro e Ispira Creative Company, sostenuto dal Ministero della Cultura, che denuncia l’iper-consumismo del fast fashion e il suo impatto ambientale, invitando a restituire valore a ciò che indossiamo attraverso una rinnovata consapevolezza; e All’altezza dell’arte. La collezione di Richi, a cura di Simona Pinelli, che racconta l’arte contemporanea dal punto di vista dell’infanzia, attraverso la collezione di Riccardo, iniziata da bambino e cresciuta insieme a lui. 

I tre eventi fanno parte della rassegna L’arte che aiuta, progetto solidale che proseguirà nel 2026 e nel 2027, destinando parte dei proventi a iniziative benefiche sul territorio. L’iniziativa conferma l’impegno di Re-Use With Love nella promozione di una cultura inclusiva e accessibile, fondata sui valori del riuso, della sostenibilità e della solidarietà.

 

“Risonanza: l’armonia degli opposti”, fotografie di Michele Levis

4 febbraio - 7 marzo

 Mostra Risonanza l’armonia degli opposti, © Michele Levis. Courtesy Spazio B5

Risonanza: l’armonia degli opposti  © Michele Levis. Courtesy Spazio b5


Spazio b5
presenta la mostra personale del fotografo Michele Levis, Risonanza: l’armonia degli opposti, allestita negli spazi della galleria di Vicolo Cattani 5b, nel cuore del centro storico di Bologna. L’esposizione riunisce 47 fotografie e si propone come una riflessione visiva sul divenire costante della realtà, in dialogo con il pensiero di Eraclito e con l’idea che nulla rimanga mai uguale a sé stesso.

Elemento cardine della ricerca di Levis è l’acqua, intesa non semplicemente come soggetto iconografico, ma come forza attiva e generativa del processo fotografico. Le immagini nascono da una continua tensione tra poli opposti — presenza e assenza, forma e dissolvimento, quiete e movimento — che non trovano una sintesi definitiva, ma si mantengono in un equilibrio fragile e transitorio. È proprio in questo spazio di contatto che affiorano risonanze sottili e significative.

La mostra include inoltre tavole tattili tratte da due opere fotografiche, pensate per offrire una modalità di fruizione sensoriale alternativa e inclusiva. Attraverso una reinterpretazione materica delle immagini, il progetto restituisce al tatto ritmi, tensioni e relazioni formali. Il progetto espositivo è curato da Stefano Manzotti e Michele Piccolo.

 

 

ABABO: Art Week 2026

3 - 8 febbraio

ABABO Open Show 2025. © Martina Platone, courtesy ABABO


ABABO (Accademia di Belle Arti di Bologna)
propone una settimana ricca di appuntamenti dedicati all’arte contemporanea, articolata in mostre, incontri, conferenze e progetti diffusi in tutta città. Fulcro della manifestazione è ABABO Open Show, un’ampia esposizione delle opere di studentesse e studenti allestita negli spazi dell’Accademia, arricchita da visite guidate, premi, presentazioni editoriali e aperture straordinarie in occasione di ART CITY White Night (sabato 7 febbraio).

Il programma include il ciclo di incontri ARTalk, — dialoghi tra artisti e curatori protagonisti delle mostre in calendario — la partecipazione dell’Accademia ad Arte Fiera con il progetto espositivo Direzione segno, a cura di Maura Pozzati (Padiglione 26 / Stand B58), e l’undicesima Giornata di Studio sul Restauro del Contemporaneo, in programma venerdì 6 febbraio e realizzata in collaborazione con IGIIC – Gruppo Italiano dell’International Institute for Conservation. L’incontro, dal titolo Uno sguardo all’arte contemporanea negli spazi pubblici, si svolgerà in Aula Teatro e vedrà il confronto tra curatori, restauratori, artisti e professionisti del settore.

A completare il programma, ABABO OFF, con una serie di progetti e iniziative che comprendono esposizioni in spazi culturali e istituzionali della città, installazioni scenografiche e interattive, progetti di design e illustrazione, performance multidisciplinari e interventi di fotografia urbana, valorizzando il dialogo tra ricerca artistica e spazio pubblico.

 

ARTalk City

5 - 7 febbraio

ARTalk CITY 2025. Incontro con Susan Philipsz. © Martina Platone. Courtesy ABABO


Il ciclo di incontri ARTalk, organizzato per approfondire le poetiche di alcuni dei protagonisti delle mostre in programma, coordinato da Marinella Paderni, prevede il coinvolgimento di cinque artisti: Flavio de Marco in dialogo con Carmen Lorenzetti, presso Villa delle Rose, Giuseppe Pietroniro in dialogo con Marinella Paderni, presso LABS Contemporary Art, Matt Connors in dialogo con Stella Bottai, presso Herald St, Anneke Eussen in dialogo con Guido Molinari, presso Galleria Studio G7 e Délio Jasse in dialogo con Marco Scotini, presso AF Gallery.

L’Accademia di Belle Arti di Bologna ospita inoltre IN VOLO - Viaggi e sistemi dell’arte contemporanea, mostra dei finalisti della settima edizione dello Young Art Award 2025, promosso dal Gruppo Giovani di Confindustria Emilia in collaborazione con l’Accademia. Il premio è rivolto agli studenti del Biennio e presenta in mostra le 10 opere finaliste.



Special Program, "Il corpo della lingua"

7- 8 febbraio

Biblioteca Universitaria © Antonio Cesari. Courtesy Musei Civici Bologna

Lo Special Program 2026, dal titolo Il corpo della lingua, si sviluppa come un itinerario che mette in dialogo l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna e alcuni dei suoi luoghi più emblematici (l’Aula “Alessandro Ghigi” dell’ex Istituto di Zoologia, l’atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna) con le opere di artiste e artisti chiamati a indagare la conoscenza a partire dalla sua dimensione corporea e sensibile, rivelando le strutture di potere insite nei processi educativi e, al tempo stesso, aprendo spazi di resistenza e nuovi orizzonti espressivi.


“John Giorno: The Performative Word” in mostra al MAMbo

5 febbraio – 3 maggio 2026 (John Giorno: The Performative Word)

30 gennaio – 31 maggio 2026 (Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965)

 John Giorno: The Performative Word © Ornella De Carlo, courtesy Musei Civici Bologna

John Giorno: The Performative Word © Ornella De Carlo, courtesy Musei Civici Bologna


Il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna presenta John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi, la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata al poeta e performer John Giorno (New York, 1936 - New York, 2019), figura cardine della New York d’avanguardia, artista che ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo.  

La Project Room del MAMbo presenta Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965, mostra a cura di Claudio Spadoni e Pasquale Fameli, che rientra nel progetto espositivo MATTIA MORENI. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, il più ampio mai dedicato all’artista (Pavia, 1920 - Brisighella, 1999). Il focus al MAMbo riprende e reinterpreta la grande esposizione del 1965 curata da Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna (oggi MAMbo) nelle sale del Museo Civico, la prima personale dell’artista in un’istituzione pubblica. La mostra Screen Life, a cura di Lorenzo Balbi, che Villa delle Rose dedica a Flavio de Marco si inserisce nella programmazione del MAMbo volta a esplorare le ricerche più significative della pittura contemporanea in Italia.  Il progetto espositivo attraversa ventisei anni di attività di de Marco, con circa settanta lavori, offrendo una lettura estesa della sua ricerca pittorica.

 

“Reversal Exercise. Pratiche di ri-scritture”, a cura di Daniela Comani
4 - 10 febbraio

Reversal Exercise. Pratiche di ri-scritture, Daniela Comani. Courtesy Centro Documentazione Donne di Bologna


Il Centro Documentazione Donne di Bologna presenta, nella Sala del Timpano / Chiostro di Santa Cristina, la mostra personale di Daniela Comani Reversal Exercise. Pratiche di ri-scritture. L’esposizione riunisce il nuovo video Reversal Exercise (2024), presentato per la prima volta in Italia, e una selezione di libri d’artista che esplorano temi legati alle questioni di genere, al linguaggio e alla storia.

 Accanto alle opere in mostra, la Biblioteca metterà a disposizione una selezione di testi dedicati a queste stesse tematiche. Tra i libri d’artista esposti figura anche YOU ARE MINE, che, insieme agli altri volumi, evidenzia come la riscrittura e la ridefinizione dei ruoli di genere costituiscano una strategia artistica centrale nella pratica di Daniela Comani.


Art City Cinema

4 - 9 febbraio

Li ho visti. Courtesy Fondazione Cineteca di Bologna


La Fondazione Cineteca di Bologna promuove al Cinema Modernissimo la rassegna Art City Cinema, a cura di Gian Luca Farinelli. Il progetto prosegue l’indagine sulle feconde intersezioni tra cinema e arte, esplorando le relazioni tra linguaggi visivi e pratiche artistiche contemporanee. Alla Galleria Modernissimo la mostra Li ho visti espone un’ampia selezione di bozzetti originali dei manifesti realizzati dal disegnatore bolognese Stefano Ricci in occasione del primo anno di apertura del Cinema Modernissimo.

Inoltre, nella Sala Cervi va in scena la performance Cinema Impero dell’artista italo-eritrea Muna Mussie, a cura di Martina Angelotti. Il lavoro prende il nome dall’omonimo cinema di Asmara e si configura come una metanarrazione che intreccia archivi storici, intelligenza artificiale e dimensione emotiva. Pensata come una black box multipercettiva per uno spettatore alla volta, la performance invita a un’esperienza intima e immersiva. La voce umana di Muna Mussie e quella sintetica dell’IA guidano l’unico spettatore in sala in un viaggio tra filmati d’archivio dell’Istituto Luce e video privati dell’autrice, raccolti nei suoi viaggi in Eritrea.

 

“Living Working Surviving”, un viaggio immersivo nella fotografia di Wall

Fino all’8 marzo

Volunteer, Jeff Wall. Courtesy Fondazione MAST

 

La Fondazione MAST presenta Living, Working, Surviving, la mostra a cura di Urs Stahel dedicata a Jeff Wall, uno tra i più importanti fotografi contemporanei. L’esposizione riunisce 28 opere realizzate tra il 1980 e il 2021, tra lightbox e stampe fotografiche a colori e in bianco e nero di grande formato, provenienti da collezioni internazionali.

Le immagini di Wall raffigurano scene di vita quotidiana e del lavoro, pensate per coinvolgere lo spettatore e stimolarne l’interpretazione. Le sue opere oscillano tra rivelazione e occultamento dell’immagine, invitando chi le guarda a entrare nella scena. Attraverso tableaux ispirati a maestri come Velázquez, Delacroix e Manet, l’artista osserva in modo lucido e critico la società occidentale, raccontandone aspirazioni, contraddizioni e disuguaglianze, con attenzione sia ai margini sia alla classe media.

 

Canali di Bologna. “TRAMATE. Il filo, l’acqua e le donne” a cura di Elena Ciarrocchi 

1 - 8 febbraio

© Irene Mazzanti - Consorzio Canali di Bologna, courtesy Canali di Bologna


All’Opificio delle Acque, la ricamatrice d’arte marchigiana Elena Ciarrocchi presenta TRAMATE. Il filo, l’acqua e le donne. Attraverso la pratica del ricamo, impreziosito da fili d’oro e d’argento, l’artista costruisce un universo poetico popolato da creature marine e visioni sospese tra natura e immaginazione. Il progetto, curato da Alessia Marchi e Milena Naldi, intreccia memoria storica e pratica contemporanea, dando voce tramite un’installazione site-specific alla figura storica Mabel di Bury St. Edmunds.

Cuore dell’esposizione è un’installazione partecipativa che invita il pubblico a ricamare, creando un dialogo vivo tra tradizione e presente, intrecciando la storia dei canali bolognesi e dei mulini della seta con il lavoro silenzioso di generazioni di artigiane.



“All of a sudden” in mostra alla Fondazione Zucchelli 

6 - 8 febbraio

Luce Santini, Overturned (Concorso Zucchelli - Premio al Talento). Courtesy Fondazione Zucchelli

 

Giunta alla sua dodicesima partecipazione, la Fondazione Zucchelli conferma il proprio impegno nel sostenere i giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna con il progetto espositivo All of a sudden, curato dal collettivo Parsec

Negli spazi di Zu.Art giardino delle arti, in occasione di #2 All of a sudden e di Art City White Night, il pubblico potrà partecipare all’installazione interattiva di videomapping Interaction Zucchelli, un’esperienza immersiva che unisce musica, immagini e narrazione e reinterpreta in chiave contemporanea la figura di Carlo Zucchelli.

Dal 6 all’8 febbraio sarà inoltre visitabile la mostra #1 All of a sudden, con opere di sette studenti e studentesse premiati dalla Fondazione. Il progetto invita l’osservatore a riflettere sul concetto di evento improvviso come momento generativo, soglia di apertura verso nuove possibilità.

 

"Pietro Pietra (1885-1956). La forza del segno"  celebra 140 anni dalla nascita dell’artista

Fino al 12 febbraio

Vecchia Bologna. Piazza Nettuno col mercato, Pietro Pietra, collezione privata. Courtesy Associazione Bologna per le Arti

 

Fino al 12 febbraio a Palazzo d’Accursio, in occasione dei 140 anni dalla nascita dell’artista, sarà visitabile la mostra Pietro Pietra (1885–1956). La forza del segno, promossa dall’Associazione Bologna per le Arti. Il percorso espositivo presenta 82 opere originali, includendo disegni, oli e acqueforti dedicati al mondo animale, affiancati da una selezione di penne acquerellate che restituiscono suggestivi scorci di Bologna, città natale di Pietra.

La mostra propone un viaggio nella tradizione del disegno e della grafica bolognese tra Ottocento e Novecento, seguendo l’eterogenea produzione di un artista visionario e profondamente legato alla sua città. Bologna emerge nelle sue vedute evocative e nei luoghi simbolo — i portici, le porte della cinta muraria, le piazze storiche — dove il rigore prospettico e l’attenzione architettonica si intrecciano con una forte componente scenografica e narrativa. Le figure umane, ridotte a segni essenziali o a semplici macchie, contribuiscono a dare misura e vitalità alla monumentalità urbana. Il progetto è realizzato con il patrocinio dell’Università di Bologna, dell’Accademia di Belle Arti, del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Collegio Artistico Venturoli.

 

"I preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi" all'Opificio Golinelli

6 febbraio - 28 giugno 2026


 Koré Dougaw, Abdoulaye  Konaté, 2013. Collezione privata. Courtesy Fondazione Golinelli

Koré Dougaw, Abdoulaye Konaté, 2013. Collezione Privata. Courtesy Fondazione Golinelli


Fondazione Golinelli 
presenta I preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi, secondo capitolo della mostra dedicata alla Collezione Marino Golinelli. L’esposizione riunisce oltre cinquanta opere che riflettono la curiosità, lo sguardo globale e l’attenzione al futuro del Cavalier Golinelli. Nata da più di trent’anni di viaggi e ricerche, la collezione propone un panorama artistico multiculturale e affronta temi centrali attuali — transizione ecologica e tecnologica, conflitti geopolitici, migrazioni — insieme a una riflessione sul futuro dell’umanità.

Opus Mundi è un percorso che unisce visioni globali e prospettive intime, pensato come esperienza di viaggio tra culture e sensibilità diverse. Oltre alla mostra, il progetto si apre al dialogo e all’apprendimento con un ricco programma di eventi che coinvolge arte, danza, teatro e tecnologie digitali, rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni.

In mostra opere, tra gli altri, di William Kentridge, Tomás Saraceno, Lucy e Jorge Orta, Marcello Maloberti, Abdoulaye Konaté e Arcangelo Sassolino. Con questo capitolo, Fondazione Golinelli conferma l’impegno a rendere accessibile un patrimonio in cui arte, scienza e tecnologia dialogano per leggere il presente e immaginare il futuro.

 

>>>  Leggi anche l'edizione 2025 di Art City Bologna

 

Cover image: Living, Working, Surviving. Jeff Wall. Courtesy Fondazione MAST

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