Il progetto come strumento di trasformazione: la filosofia progettuale di Ángela García de Paredes è stata protagonista al Cersaie 2025 nell'ambito della rassegna Costruire, abitare, pensare, programma culturale che il Cersaie dedica all’architettura e al design contemporanei.
L’incontro ha avuto luogo giovedì 25 settembre presso il Centro Servizi "The Square" della Fiera di Bologna. L’architetta madrilena, fondatrice con Ignacio García Pedrosa dello studio Paredes Pedrosa Arquitectos, ha condiviso la propria visione dell'architettura contemporanea attraverso il racconto di alcuni progetti più significativi.

La relatrice ha esplorato il tema dell’architettura intesa come trasformazione di una materia preesistente e come interpretazione del tempo e dello spazio, concetti che trovano espressione concreta nei lavori dello studio presentati durante l’incontro.
La realizzazione della Universidad Popular Infantil, centro educativo e culturale per bambini a Gandía, è stata guidata interamente dalla presenza di sei grandi gelsi, attorno ai quali è stata modellata la pianta della costruzione.
L’intervento di recupero delle Due abitazioni a Oropesa dall’esterno è quasi invisibile. In questo caso la parola chiave, sottolinea la relatrice, è “ripristino”, inteso come restituzione di ordine al caos. Il progetto è un gesto di rispetto nei confronti della città medievale, della sua ricchezza storica e architettonica.
Il luogo è il punto di partenza anche per la Biblioteca pubblica di Ceuta, costruita ricalcando la complessità della città spagnola sulla costa settentrionale dell'Africa. Dal sito archeologico che viene inglobato nello spazio interno, fino al rivestimento composto da due strati differenti, ogni scelta riflette la volontà di dare unità e far convivere elementi diversi, in sintonia con la stratificazione topografica e culturale di Ceuta.
La realizzazione della Biblioteca di Cordova ha seguito gli stessi principi. Un progetto estremamente complesso – durato quindici anni – nato per mediare il dislivello topografico tra un grande parco urbano e un viale risultante da una linea ferroviaria interrata.
Infine l’Ambasciata di Spagna a Roma, opera più recente dello studio, dove l’idea di trasformazione si è tradotta nel restauro del palazzo storico, un intervento che ha mirato a integrare l’edificio istituzionale nel prezioso contesto urbano di Piazza Navona.

Approfondendo il tema della trasformazione come principio fondante della progettazione, la relatrice ha ribadito come il ruolo dell’architetto non sia quello di costruire qualcosa di nuovo, ma di attribuire valore a ciò che esiste già, in un processo guidato da responsabilità e consapevolezza.
In proposito, l’architetta mette in guardia il pubblico sul concetto di “ispirazione”, una parola che può essere un limite se porta a considerare l’opera come risultato di un’epifania, di un’improvvisa illuminazione. Propone di sostituirla con “riferimento”: progettare è un processo lento, tecnico, esito di una mediazione continua con il passato, modello prezioso per gli architetti di oggi e di domani.
La conferenza si è conclusa con un momento di confronto con il pubblico. Alla domanda di uno studente su quale fosse il lavoro più difficile della sua carriera, l’architetta risponde con una saggezza ironica: il progetto più complesso è sicuramente il primo, quando non si ha esperienza alle spalle, ma soprattutto il prossimo, quello che deve ancora prendere forma.
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Cover image: Biblioteca Pubblica di Ceuta, Photo by ParedesPedrosaArquitectos / Wikimedia Commons, License CC Attribution-Share Alike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)