Sir Nicholas Grimshaw si è spento il 14 settembre 2025 a 85 anni. A dare la notizia lo studio di progettazione Grimshaw, da lui fondato nel 1980, che lo ricorda con queste parole: «Nick era un uomo di invenzione e di idee e sarà ricordato per la sua inesauribile curiosità su come le cose vengono realizzate e per il suo impegno verso l’arte dell’architettura e delle costruzioni. Con questa creatività pragmatica, Nick possedeva un’abilità straordinaria nel convincere gli altri che idee audaci potessero diventare realtà».

Grimshaw è stato un pioniere della sostenibilità: un linguaggio progettuale attento al clima è la cifra distintiva sua e del suo studio, che oggi porta avanti la visione del fondatore con un team di oltre 550 collaborator, e con sedi a New York, Los Angeles, Londra, Parigi, Dubai, Melbourne e Sydney.
Tra i progetti storici a firma di Grimshaw, figurano l’International Terminal di Waterloo a Londra, il Padiglione Britannico per l’Expo di Siviglia del 1992 e l’Eden Project in Cornovaglia, emblematici della mission dello studio: «creare bellezza attraverso l’ingegno».
Nominato cavaliere nel 2002 per il suo straordinario contributo all’architettura, è stato Presidente della Royal Academy dal 2004 al 2011 e ha ricevuto la Royal Gold Medal del RIBA nel 2019. Il progetto di Grimshaw per la Elizabeth Line gli è valso il 2024 RIBA Stirling Prize for Architecture. Tra i lavori più recenti dello studio figura anche Terra | The Sustainability Pavilion per Expo 2020 Dubai, che incarna i principi della sostenibilità ambientale rispondendo alle condizioni estreme del contesto desertico in cui sorge.
Dal primissimo giorno in cui arrivai nello studio, nel 1986, sentii il calore e la generosità della leadership di Nick. L’assenza di gerarchie nello studio, modellata dalla sua personalità cordiale e aperta, era la sua vera forza. Creava uno spirito collegiale, un luogo in cui le persone trovavano autentico piacere nel lavorare insieme, sostenendosi a vicenda e trovando la tenacia per realizzare alcuni degli edifici più complessi. La sua architettura non riguardava mai la superficie o la moda, ma sempre la struttura, la maestria e lo scopo: edifici destinati a durare perché al tempo stesso utili ed edificanti e, nelle parole di Nick, capaci di portare una qualche forma di gioia.

