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Biennale di Venezia 2026, l’eredità di Koyo Kouoh guida la 61ª Esposizione

Intitolata “In Minor Keys”, la mostra si presenta come un’esperienza sensoriale che invita a rallentare e ascoltare le tonalità minori

61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia
Scritto da Redazione The Plan -

Porterà la firma curatoriale della compianta Koyo Kouoh la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata In Minor Keys, che avrà luogo da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 (pre-apertura 7, 8, 9 maggio) negli spazi dei Giardini, dell’Arsenale e in diversi luoghi della Città.

Un’edizione che nasce nel solco di un’assenza dolorosa - la scomparsa della curatrice camerunese il 10 maggio scorso - e che si propone di preservarne, valorizzarne e diffonderne le idee. “Fai un respiro profondo. Espira. Rilassa le spalle. Chiudi gli occhi”, Kouoh ci parla ancora, con la lucidità e la dolcezza che hanno contraddistinto la sua visione curatoriale, chiedendoci di rallentare. In un sistema dell’arte spesso dominato dall’urgenza, dall’iperproduzione e dalla spettacolarizzazione, In Minor Keys sceglie la via opposta: quella delle tonalità minori, dei registri bassi, dei mormorii che resistono al rumore di fondo.

 

La 61ª Biennale Arte come un’esperienza sensoriale

Courtesy La Biennale di Venezia

© Francesco Galli


Le “minor keys”, vengono intese come isole, mondi in mezzo agli oceani, con ecosistemi distinti e ricchissimi, attraversati da vite sociali complesse e fertili. Sono spazi in cui la gioia convive con la speranza, la trascendenza con la cura, la poesia con la politica del quotidiano. In queste frequenze più basse si annidano possibilità di guarigione e di riconnessione: con la terra, con l’anima, con gli altri.

La 61ª Biennale Arte si annuncia così come un’esperienza sensoriale, l’arte torna a essere un atto comunitario, una partitura collettiva capace di fortificare e rinnovare invece di esaurire. In questo senso, In Minor Keys riafferma il ruolo originario dell’arte nella società: emotivo, visivo, sensoriale, affettivo e soggettivo. Non un dispositivo di consumo culturale, ma uno spazio di esperienza. 

Nel corso del processo curatoriale, numerose suggestioni hanno trovato risonanza anche nei riferimenti letterari indicati da Koyo come matrici del suo immaginario, tra cui Beloved di Toni Morrison e Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez, opere accomunate dall’attraversamento di mondi e soglie temporali e da un realismo magico capace di amplificare l’intensità emotiva del racconto.

Nei Giardini della Biennale avrà luogo una processione di poeti ispirata al Poetry Caravan, il viaggio compiuto da Koyo Kouoh nel 1999, insieme a nove poeti africani da Dakar a Timbuktu. La performance intende rendere omaggio alla sua memoria e alla tradizione dei griot - custodi della storia collettiva e depositari di sapere e autorità - riaffermando la forza generativa della parola e aprendo uno spazio di possibile guarigione spirituale.

 

La Mostra di Koyo Kouoh

© Mehdi Benkler Courtesy La Bienanle di Venezia

© Mehdi Benkler


In questa edizione, sono 111 i partecipanti - tra artisti e artiste, duo, collettivi e organizzazioni - provenienti da diversi contesti geografici, scelti da Koyo privilegiando risonanze e affinità tra pratiche anche molto distanti. In Minor Keys si configura così come un tentativo di restituire - e al tempo stesso ampliare - questa geografia di relazioni, tessuta nel corso di una vita e fondata sull’incontro. Guardando le realtà a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville, la Curatrice ha immaginato come diversi scenari potessero intrecciarsi tra loro in un dialogo tra artisti e movimenti, anche in assenza di legami diretti.

La 61. Esposizione Internazionale d’Arte sarà affiancata da 99 partecipazioni nazionali e 31 eventi collaterali. Sono 7 i Paesi presenti per la prima volta: Repubblica di Guinea,  Repubblica di Guinea Equatoriale, Repubblica di Nauru, Qatar, Repubblica di Sierra Leone, Repubblica Federale di Somalia e Repubblica Socialista del Vietnam. Tutti i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana possono partecipare autonomamente con semplice comunicazione dei proprietari dei Padiglione ai Giardini o con lettera dell’autorità governativa competente in assenza di Padiglione permanente.

All’inizio del 2025, Kouoh ha affidato a Wolff Architects (Città del Capo) la progettazione dell’allestimento della mostra, invitando lo studio a riflettere sul potere trasformativo della soglia, intesa come apertura verso modalità alternative di conoscenza ed esperienza. Ne è nata un’architettura capace di accogliere pienamente l’universo di ciascun artista, con particolare attenzione alla dimensione sensoriale del passaggio tra diverse costellazioni di pratiche. Nel Padiglione Centrale ai Giardini e all’Arsenale, grandi drappi color indaco, sospesi dalle travi fino a sfiorare il suolo, segnano le soglie degli spazi, predisponendo i sensi alla scoperta di un ambiente e accompagnando il transito verso quello successivo.

Per il diciassettesimo anno consecutivo, La Biennale di Venezia rinnova inoltre il progetto Biennale Sessions, rivolto a Università, Accademie di Belle Arti e Istituti di Alta Formazione e Ricerca, offrendo condizioni agevolate per integrare la visita alla mostra nei percorsi formativi.

La  Biennale Arte 2026 invita quindi i visitatori a stupirsi, contemplare, immaginare, gioire e interrogarsi; scegliere di accordarsi sulle tonalità minori assume quasi un valore radicale. Realizzata con il contributo delle figure professionali coinvolte direttamente da Kouoh - Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter e Rory Tsapayi - questa edizione si configura come un’eredità viva. Se l’arte conserva ancora una funzione, sembra suggerire In Minor Keys, è quella di educarci all’ascolto di ciò che non alza la voce, di riconoscere valore a ciò che non si impone, di restituire spazio e tempo a ciò che, silenziosamente, tiene insieme il mondo.

 

>>> Per approfondire: In Minor Keys”: la Biennale Arte 2026 sarà una partitura collettiva, come l'aveva immaginata Koyo Kouoh

 

All images courtesy of La Biennale di Venezia

Cover image © Andrea Avezzu

 

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