Ambientata nel paesaggio rigoglioso di Valsad, Gujarat, regione dell'India nota per le sue terre agricole e gli stagni di loto, la House of Memories si presenta come una continuazione e una reinvenzione. Il lotto da circa 850 metri quadrati un tempo ospitava una struttura disordinata con 22 stanze, un misto tra abitazione e ufficio, ricca di mobili d’epoca dell’era parsi. Ma quella configurazione non rispondeva più alle esigenze in evoluzione di una famiglia multigenerazionale.
Studio Lagom ha ereditato un cantiere parzialmente avviato, dove il basamento di una struttura intelaiata era già stato realizzato, ma ha scelto di ripensare tutto, ancorando la visione a un elemento centrale e carico di significato: l’antico pozzo.

I progettisti di Studio Lagom, Hardik Shah insieme a Krishna, Madhavi e Sweta, hanno compiuto una scelta audace, passare dalla struttura in telaio a una tipologia in mattoni a vista portanti. Un cambiamento non solo strutturale, ma anche filosofico. Ha collegato la nuova casa a metodi collaudati, pur abbracciando l’accessibilità moderna. Il risultato è un’abitazione divisa in due volumi distinti ma armonici: la residenza e l’ufficio.
Mentre l’ufficio si apre sulla strada con una facciata in doghe di teak incorniciate in cemento, l’ingresso alla casa è più discreto, incassato in un volume di cemento e segnato da una porta intagliata a mano. All’interno, un sentiero costeggiato dal verde e vasi birmani guida i visitatori verso la residenza a forma di C, disposta attorno a un cortile, uno stagno e il pozzo.

La distribuzione interna soddisfa le esigenze di tre generazioni. Il piano terra è dedicato ai membri anziani della famiglia, con due camere accessibili, un soggiorno, un tempio, la zona pranzo e la cucina. Al piano superiore si trovano due camere più ampie—ognuna con i propri spazi riservati—oltre a un salotto familiare e una suite per gli ospiti. 
Lo studio del figlio si affaccia su un albero di frangipane, mentre la camera padronale si apre su un’ampia terrazza ideale per accogliere ospiti. La mobilità e il comfort sono prioritari ovunque, ottenuti non con soluzioni rigide ma con gesti progettuali intuitivi che mantengono bellezza e calore.

Materiali e paesaggio lavorano insieme per creare una casa profondamente personale e in sintonia con l’ambiente. Mattoni a vista, legno recuperato, terrazzo e cemento grezzo radicano l’architettura nell’onestà e nella memoria. Elementi salvati dalla vecchia abitazione—come le pedate delle scale, le ante degli armadi e le strutture in legno—sono stati ripensati come arredi, cabine armadio e contenitori, mentre persino i materiali avanzati dalla costruzione sono stati riutilizzati per rivestire le terrazze.
Così come i materiali portano con sé il peso della storia, la natura ammorbidisce e vivacizza ogni spazio. Persiane a tutta altezza, lucernari e aperture ben studiate collegano gli ambienti con l’esterno che si tratti di un cortile verde, una terrazza o uno stagno di ninfee. La sala da pranzo, incorniciata dal verde e da finestre scorrevoli a libro, esprime al meglio questa armonia, permettendo agli abitanti di decidere quanto della natura vogliono accogliere. Insieme, la tattilità dei materiali e la presenza della natura danno forma a una casa che respira, ricorda e si adatta.

Ogni parte della casa, dai muri agli oggetti, contribuisce a una narrazione vivente. Gli interni sono carichi di memoria: un vecchio charpoy, letti a baldacchino, un armadio nuziale e orologi vintage convivono con colonne del sud India ed estremità di barche, creando un dialogo tra generazioni e culture.
Opere d’arte che spaziano dal folk al contemporaneo aggiungono ulteriore voce all’identità in evoluzione della casa. Questa celebrazione dell’eredità si estende anche all’architettura. Quello che viene chiamato il muro danzante di mattoni, una struttura portante traforata composta da mattoni posati con angolazioni variabili, funge sia da scultura che da schermo, separando con delicatezza la casa e lo spazio di lavoro.
Dietro di esso, un cortile verde lineare rafforza questa transizione, dimostrando come un design attento possa creare confini senza separazioni. Come gli oggetti all’interno, anche l’architettura porta significato, texture e memoria, unendo funzione e profondità emotiva.

Anche l’ufficio conserva lo spirito della vecchia casa. Una scala a chiocciola all’ingresso diventa un elemento scultoreo, affiancata da una parete in vetro e da uno schermo a griglia dal sapore vintage. Sette finestre recuperate dalla casa precedente sembrano fluttuare in questa griglia, una metafora visiva del passato che continua a osservare il presente. Lo spazio di lavoro impiega materiali e linguaggi simili a quelli della casa, ma rielaborati in modo più nitido, adatto alla funzione professionale.
Questa continuità rafforza la filosofia profonda del progetto: l’architettura non è solo rifugio, ma memoria resa tangibile. The House of Memories non è semplicemente una nuova casa, ma un modello su come costruire nel presente senza perdere di vista le proprie radici. Il progetto di Studio Lagom dimostra che un’architettura attenta può essere al tempo stesso progressiva e personale, una struttura che ricorda, si adatta e resiste nel tempo.







Location: Valsad, Gujarat, India
Completion: 2025
Built up Area: 1.115 m²
Architect: Studio Lagom
Main Contractor: Desai Construction
Consultants
Structural: Rathi consortium
Landscape: Studio Roots & Hemali Landscape Studio
Interior Decoration: Samir Wadekar
Plumbing: Burhanali Shaikh
Electrical: Nitin Patel
Flooring: Mortar Construction
Color: Bhupendra Thakur (Surat Painter)
Fabrication: Sai Shyam Engineering
Photography by Ishita Sitwala (The Fishy Project) & Talib Chitalwala, courtesy of Studio Lagom
Video by Sohaib Ilyas, courtesy of Studio Lagom