Come un'opera d'arte in continua evoluzione, la casa di Matej Andraž Vogrinčič in Slovenia è destinata a evolversi per tutta la vita dell'artista che la abita. Situata nel piccolo villaggio carsico di Škofi, la residenza Never-Ending House (ovvero la "casa che non finisce mai") è abitata dal 2003 da Vogrinčič, artista sloveno che realizza installazioni site-specific in contesti urbani e naturali, noto soprattutto per i suoi poetici interventi sulle facciate di edifici esistenti.
Il progetto per la residenza Never-Ending House nasce dalla collaborazione tra Matej Andraž Vogrinčič e OFIS Architects, studio di progettazione di Lubiana, guidato da Rok Oman e Špela Videčnik, e viene modificata un giorno dopo l'altro grazie anche al contributo di artigiani locali.
Una volta acquisito l'edificio, anziché completarlo in un'unica ristrutturazione, Vogrinčič ha lasciato che evolvesse in maniera lenta e spontanea, seguendo i ritmi della sua vita quotidiana, senza mai giungere a una conclusione definitiva. Così, tra conversazioni davanti a un caffè, pause tra una mostra e l’altra, viaggi all’estero e l’imprevedibile disponibilità di nuove risorse, il progetto vive in uno stato di continuo divenire, esprimendo perfettamente il principio dell’accumulazione come atto creativo.
Never-Ending House, un modello alternativo di rigenerazione

La residenza Never-Ending House – che si sviluppa su due livelli fuori terra ed è circondata da un ampio giardino – rappresenta una sorta di diario artistico e architettonico, che registra le giornate del suo proprietario: una stanza viene adattata quando necessario, un arredo viene introdotto quando scoperto, una parete modificata quando l’occasione lo consente. Ogni intervento sull'abitazione, piccolo o grande che sia, rappresenta un ulteriore capitolo di una storia che si estende ormai da ventidue anni e che continua ancora oggi.
Muoversi nella casa è come sfogliare le pagine di un libro: negli spazi domestici, oggetti trovati nei mercatini, donati da amici o recuperati da installazioni precedenti, si mescolano a pezzi d’antiquariato e composizioni improvvisate e giocose, dissolvendo i confini tra arte, memoria e vita quotidiana. La residenza diventa così un modello alternativo di rigenerazione e un esempio concreto di sostenibilità nell'accezione più autentica e ampia del termine: la casa è sostenibile non solo dal punto di vista materiale, ma anche emotivo e culturale.
Il progetto procede attraverso interventi mirati e contenuti nei costi, secondo un approccio graduale che diluisce il processo costruttivo nell’arco dei decenni, permettendo di ridurre al minimo l'impatto ambientale, evitare gli sprechi e attribuire a ogni aggiunta una storia propria. Un modus operandi che riflette la cultura dei villaggi carsici, dove costruire e adattare le case era una pratica comunitaria, modellata dalla necessità, dalla condivisione delle competenze e dall’improvvisazione.
Tra sensibilità personale e immaginazione collettiva

Gli interni della residenza Never-Ending House, popolati da mobili e complementi d'arredo eclettici, si distinguono per un'atmosfera intima e tattile. Alcuni ambienti sono rifiniti e curati, altri lasciati volutamente grezzi, lasciate nello stato originario o appena modificate. Le stanze della casa compongono così una sorta di patchwork, dove ognuna di esse ha una sua storia da raccontare, pur restando parte di un insieme coerente.
Uno dei gesti architettonici più significativi è la reinterpretazione del tradizionale gank carsico, il balcone ligneo che correva lungo la facciata superiore delle case rurali, che qui è stato trasformato in un corridoio vetrato e luminoso che unifica il piano superiore.
L'abitazione rispecchia una filosofia progettuale nella quale l'incompiutezza rappresenta il riconoscimento che la vita stessa è incompleta, sempre stratificata, sempre aperta al cambiamento. Quella che a un primo sguardo potrebbe apparire come una dichiarazione architettonica compiuta, si rivela ai visitatori come un’installazione su scala di una vita, uno spazio attraversato dal processo creativo, profondamente personale e al contempo aperto all’immaginazione collettiva.
Pur guidata dalla sensibilità del suo proprietario, la casa si sviluppa nel dialogo con architetti, artigiani, amici e familiari, che partecipano attivamente alla continua trasformazione dell'edificio, proponendo una visione dell'architettura come di una materia viva e dinamica.
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