Per Lucy Harris il design non è una disciplina acquisita, ma un linguaggio ereditato. Cresciuta in una casa modernista nel New England, con una madre ceramista e un padre fotografo, l’interior designer è stata immersa fin da piccola nell’arte del fare. La sua genealogia familiare, che include ebanisti, artisti, architetti e attivisti sociali, affonda le radici nei primi anni del Novecento, con le donne spesso protagoniste della ricerca creativa e intellettuale.
Circondata da un design d'alta qualità e senza tempo, Harris ha sviluppato fin dall’infanzia una sensibilità profonda per l’arte e la progettazione.

Dopo un percorso formativo presso Meyer Davis, Lucy Harris ha fondato il suo studio a New York nel 2012. Il suo approccio progettuale si basa su una filosofia chiara e al tempo stesso articolata: il design nasce dalle persone. «Mi interessano le storie», spiega, «e mi piace tradurre le storie di vita delle persone nelle loro case». Ogni progetto prende avvio da un’analisi approfondita di come i committenti vivono, si muovono, lavorano e condividono gli spazi. «I nostri clienti sono la nostra ispirazione», osserva Harris. «Sono il punto di partenza di ogni progetto».
Radicato nell’eredità culturale della sua famiglia, il lavoro dello studio attinge a molteplici movimenti artistici e progettuali, restando però saldamente ancorato al modernismo. I principi del Bauhaus e la chiarezza scandinava informano un linguaggio fatto di misura e precisione, ma Harris rifiuta deliberatamente ogni rigidità stilistica. «Il modernismo non è una tendenza», afferma. «È un flusso di energia che deve allinearsi con ogni progetto». Nella sua pratica, il modernismo diventa così una struttura flessibile, non un’estetica fissa, capace di generare interni caldi, tattili ed emotivamente coinvolgenti.

L’eclettismo è al centro dell’identità dello studio. Harris descrive spesso il suo approccio come un «bouquet impossibile», evocando i pittori fiamminghi che accostavano elementi destinati, in natura, a non coesistere. Pezzi contemporanei dialogano con oggetti storici e da collezione, selezionati a livello globale e assemblati con intenzionalità.
Dopo aver vissuto a Roma e Milano e viaggiato frequentemente in Europa, Harris porta nel suo lavoro una sensibilità interculturale, ricercando arredi, tappeti, illuminazione e materiali in tutto il mondo, ma collaborando anche con artigiani specializzati, da Brooklyn a Los Angeles, per realizzare progetti su misura. Il risultato è un interior design stratificato e personale, mai prescrittivo. Spazi modellati dalla memoria, dalla materia e dall’uso, in cui il modernismo non è un fine, ma uno strumento al servizio della vita quotidiana.

Questa filosofia emerge chiaramente nella Scarsdale House, concepita come un esercizio di «minimalismo romantico». Bilanciando un’architettura formale con la vita dinamica di una famiglia di cinque persone, Harris ha creato interni eleganti, contemporanei e vissuti. Arredi di design internazionale ammorbidiscono il linguaggio tradizionale dell’edificio, introducendo personalità e freschezza. Poco distante, la Scarsdale Pool House reinterpreta l’architettura per il tempo libero come rifugio utilizzabile tutto l’anno, attraverso tonalità morbide, legni naturali e una continuità fluida tra interno ed esterno.
Nel Chelsea High Line Apartment, il calore bilancia il contesto urbano. «Volevamo offrire al cliente una fuga dalla città», ricorda Harris, creando un’esperienza sensoriale fatta di forme curve, toni ocra e terracotta e materiali tattili. La Brooklyn Townhouse, progettata per una giovane famiglia, incarna in modo emblematico il suo “bouquet impossibile” con forme organiche, colori autunnali, tappeti sovrapposti e oggetti scultorei che animano spazi inondati di luce naturale proveniente da lucernari e aperture verso il giardino.
Il prossimo capitolo riporta Harris alle origini: la ristrutturazione di un fienile del 1791 nel New Hampshire. I 65 acri di boschi e prati appartengono alla sua famiglia da 135 anni e sono stati utilizzati per tre generazioni come rifugio e studio d’artista, destinati oggi a tornare a essere uno spazio di incontro familiare e di ricerca creativa.

