Un volume bianco e introverso emerge compatto nel paesaggio urbano di Morelia, in Messico: è l’abitazione dell’architetto fondatore di HW Studio, nata da anni di ricerca personale e lavorativa attorno alla spiritualità zen e all’architettura giapponese.
Attraverso la centralità del vuoto e una visione consapevole e meditativa dell’abitare, il progetto introduce una riflessione sul ruolo dell’architettura nel prescrivere il rapporto tra uomo e natura, mediato attraverso gradi diversi di prossimità e separazione.

“Kehai” è un termine giapponese di difficile traduzione: indica la percezione sottile di una presenza, la sensazione che qualcosa o qualcuno esista anche senza manifestarsi apertamente. È una parola che tenta di tradurre l’invisibile: riflettendo questa suggestione verbale, Kehai House si costruisce attorno al vuoto, inteso in senso fisico e simbolico.

A occupare il centro dell’impianto è uno spazio silenzioso: un giardino di pietra che organizza attorno a sé l’intera abitazione. Con una metafora evocativa, i progettisti lo descrivono come «il cuore attorno al quale gli ambienti si dispongono come satelliti che orbitano attorno all’immobilità».

La cucina a doppia altezza e il soggiorno si dispongono ai lati di questo nucleo centrale; la camera da letto occupa il livello superiore e si apre sul giardino attraverso un'unica finestra circolare. La residenza interpreta l’abitare come spazio di presenza: in accordo con il kehai, la casa si rivela gradualmente, come un’intuizione sensoriale e contemplativa.

Il rapporto con l’esterno non passa attraverso la ricerca di protezione e di connessione visiva che distingue la pratica occidentale, spesso affidata all’uso di grandi superfici vetrate. Al contrario, la costruzione è qui un volume chiuso e compatto, quasi privo di vetro: solo tre piccole finestre inquadrano punti mirati: una montagna, un pino, l'albero al centro del giardino.

La natura entra come presenza percepita piuttosto che esibita: il suono della pioggia nel cortile centrale, la luminosità diffusa filtrata dalle porte shōji, in carta di riso, che trasformano la luce in qualcosa di impalpabile e mutevole.

Accanto alla percezione, la casa propone una relazione sincera e non mediata con l’ambiente esterno. Per passare dal soggiorno alla zona pranzo non esiste un collegamento coperto: bisogna attraversare il giardino e, se piove, accettare di bagnarsi oppure attendere.

Lontana da un’idea antropocentrica di dominio e di separazione, ogni scelta rivela un profondo rispetto spirituale nei confronti della natura. L’accesso all’abitazione avviene scendendo, come un inchino che invita all’umiltà e all’abbandono del controllo. La presenza del focolare centrale, pensato anche come invito a una riflessione sul consumo di risorse, rafforza ulteriormente la visione dello studio:
«L’architettura non protegge dal mondo: ti riconcilia con esso. [...] In Giappone, il valore risiede nell’imperfetto, nell’incompiuto, nell’effimero. La bellezza non risiede in ciò che splende eternamente, ma in ciò che sta per scomparire. Questa casa non è nata per impressionare. È stata costruita per durare in silenzio; per sostenere il peso leggero di una vita sincera (HW Studio)».
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Location: Morelia, Michoacán, México
Completion: 2025
Gross Floor Area: 95 m²
Architect: HW Studio
Design Team: Rogelio Vallejo Bores (lead architect), Oscar Didier Ascencio Castro, Nik Zaret Cervantes Ordaz
General Contractor: Alberto Gallegos Negrete
Structural consultant: Abdiel Nuñez Gaona
Cover Image: © Cesar Bejar
All photo courtesy of HW Studio