Make the Road New York, organizzazione impegnata nella difesa di comunità e persone svantaggiate, trova finalmente una sede permanente nella Grande Mela
Per i suoi membri, Make the Road New York è una seconda casa, ormai non più solo metaforicamente grazie al progetto di Andrea Steele Architecture, che ha donato all’organizzazione uno spazio fisico permanente per riunire la comunità in un'unica sede a New York.
Make the Road New York è un'organizzazione di 23.000 membri impegnata nella difesa della dignità e della giustizia di soggettività e comunità svantaggiate: immigrati, persone di colore, lavoratori, comunità LGBTQ+. Fin dalla sua fondazione nel 1997, l'associazione ha lavorato in uffici dislocati nella città, luoghi provvisori e poco funzionali: dall'obiettivo di dare voce e identità spaziale a questo importante nucleo civico ha origine il progetto.
L'edificio prende forma nel Queens, in un sito adiacente alla linea sopraelevata della metro 7, e risponde a due esigenze principali: ampliare la visibilità dell'organizzazione oltre la cerchia dei suoi membri e offrire a comunità e staff di MRNY un punto di riferimento stabile e concreto.

Dall'esterno la linea progettuale è immediatamente leggibile: estendere concettualmente lo spazio pubblico della strada all'interno della struttura. Prima ancora di assolvere alla sua funzione operativa, l'edificio comunica il forte valore simbolico e identitario di un'organizzazione che è una rete solida, accogliente, familiare, come si intuisce dalla sua efficace integrazione nel tessuto urbano della città, che si manifesta su diversi livelli.
La facciata principale esibisce l'auditorium centrale, un'ampia scalinata in continuità visiva e fisica con la strada pubblica. La linea della vetrata, che scava gradualmente il volume della facciata, è un invito a entrare: guida lo sguardo e il passo verso l’interno, dissolvendo il confine con lo spazio esterno. Sviluppandosi in altezza il complesso diventa un faro, visibile dai binari sopraelevati della metropolitana.
Anche la collocazione dell’edificio vicino al Corona Park è in tal senso strategica: le vibranti attività e iniziative civiche del parco cittadino trovano qui un naturale prolungamento.

L'essenzialità comunicativa della struttura nasconde una complessa stratificazione volumetrica che articola funzionalmente gli interni. L'edificio, risultato di un processo di progettazione partecipato che ha coinvolto diverse soggettività, è strutturato in modo da valorizzare sia la voce collettiva sia l’espressione individuale.
Per soddisfare il bisogno di accoglienza, è emerso un obiettivo fondamentale: garantire l'accesso alla luce naturale e al verde, risorse spesso assenti nelle abitazioni o nei luoghi di lavoro di molti dei membri dell’associazione. Una sfida importante considerando la presenza ingombrante della metropolitana. Diversi volumi vetrati e un cortile interno rispondono efficacemente a questa esigenza, riuscendo a modellare ambienti luminosi e ospitali.
L'auditorium, al piano terra, si inserisce tra due livelli: quello inferiore, dedicato a funzioni collettive e a uffici legali e sanitari, e quello superiore, dove trovano posto uffici privati dello staff e orti comunitari.

La selezione essenziale dei materiali - vetro, metallo, cemento grezzo - trasmette affidabilità e solidità. Anche la scelta cromatica è strategicamente ponderata: i toni chiari e neutri sono spezzati dal colore solo ad evidenziare precise scelte funzionali o simboliche.
È il caso del volume colorato che accoglie scala, ascensore, cucine e bagni e si configura come punto di riferimento visivo, facilitando l'orientamento sui tre piani. Oppure degli interventi decorativi che definiscono l’auditorium: le grandi tele sopra la vetrata di ingresso e i mosaici sulla gradinata comunicano con forza il carattere identitario di Make the Road, il suo impegno condiviso di lotta e giustizia sociale.
L’architettura, concepita dallo studio come pratica profondamente umana, incarna e amplifica l’essenza di una comunità già forte e ben radicata nel tessuto civico newyorkese, restituendo corpo e voce alla sua identità.

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Location: Queens, New York, USA
Completion: 2025
Gross Floor Area: 2.285 m²
Client: Make the Road New York
Client’s Representative: Hester Street and SCCS Group
Architect: Andrea Steele Architecture
Design team: Andrea Steele AIA, Nuria Heras Diez, Charles Mattern AIA, Nieves Calvo López, Dichen Ding AIA, Gisela Vidallé, Enrique Norten Hon. FAIA, Sara de Miguel, Sam Rosen, Virginia Daroca, Yunni Dan, Nicole Reamey AIA, César Crespo, Andrew Schalk, Andrew Vichosky, Guillermo Acosta Navarrete, Armaan Shah
Artist Teams: Parlante 27 Visual (Raúl Ayala & Layqa Nuna Yawar) / Street Theory Gallery (Victor “Marka27“ Quiñonez)
General contractor: KBE NY
Consultants
Structural: TYLin / SILMAN
Civil: FNA Engineering Services & Derosier Engineering
MEP/FP/FA: Gallen Engineering
Envelope: Simpson Gumpertz & Heger
Lighting: Taylor and Miller
Acoustic: Thornton Tomasetti
Signage: House of Cakes
Photography by Alexander Severin, courtesy of Andrea Steele Architecture