Ristorante Kappo
Come su un palcoscenico, solo l’essenziale è illuminato, mentre tutto il resto arretra. Per la riqualificazione del ristorante giapponese in stile omakase Kappo, a Cascais, in Portogallo, l’atelier João Tiago Aguiar, arquitectos ha dato concretezza a tale parallelismo, ispirandosi al contempo a principi profondamente radicati nella cultura nipponica, quali sobrietà, precisione e il kintsugi, ovvero l’arte di riparare la ceramica rotta con l’oro, rivelandone le fratture anziché nasconderle. In questo senso, non si è voluto occultare il preesistente, scegliendo di reinterpretarlo e valorizzarlo con ricercatezza e un tocco di contemporaneità. Ne è un esempio emblematico il lavoro effettuato sulla disposizione dello spazio, ora ancor più concentrata che in precedenza intorno al bancone continuo in frassino e pietra di Lioz, materiali selezionati per il loro calore tattile in contrasto con le ombre circostanti. È questo angolo, in cui si rafforza il legame tra chef e ospiti, a rappresentare il fulcro dell’intero ristorante, accentuato anche dai giochi di luci e di penombre: l’atmosfera è volutamente oscurata e raccolta.
L’illuminazione, con il suo ruolo dunque da protagonista, è stata curata da Qu, che per il bancone ha scelto Dress Me S, design by 23 Bassi Studio di Architettura, corpi illuminanti sospesi con fascio di luce puntuale, così da illuminare la superficie con una «trappola di luce» personalizzabile e da porre l’accento sul cibo. Con una reminiscenza dell’arte del kintsugi, fessure luminose attraversano poi il soffitto in legno bruciato e scandiscono i momenti della degustazione; queste incisioni integrano illuminazione e struttura, introducendo al contempo un livello simbolico nello spazio. Infine, il passaggio agli spazi di servizio è segnalato dalle lampade sospese con sorgente a LED ad alta resa cromatica Dorotea, disegnate da Massimo Dei di Studio 63. I materiali di alta qualità delle soluzioni Qu, la presenza visiva minima e l’illuminazione di precisione hanno permesso quindi un’integrazione ottimale sia con l’architettura sia con il rituale del pasto.
«L’illuminazione agisce come strumento architettonico per guidare la percezione, creare gerarchia ed evocare atmosfera – spiega l’architetto João Tiago Aguiar –. Questo approccio crea un’ambientazione da palcoscenico in cui cucinare diventa una forma di performance. E la luce diviene parte integrante dell’atmosfera immersiva e contemplativa del ristorante».
QU
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