L’edificio danese, luogo di culto e al contempo di aggregazione culturale, estende i confini dello spazio religioso
L’ultima costruzione di una chiesa nella città di Skanderborg, in Danimarca, risale a più di 500 anni fa. La chiesa nel quartiere di Højvangen di Henning Larsen ci parla della necessità dei luoghi religiosi di trasformarsi e plasmarsi sulla base delle contemporanee e rinnovate esigenze di comunità, condivisione e supporto.
Da qui prende vita il progetto, come racconta Eva Ravnborg, direttrice dello studio: «Con la nuova chiesa di Højvangen, siamo rimasti fedeli alla tradizione teologica, ma abbiamo anche reinterpretato la chiesa come luogo che accoglie sia la vita quotidiana sia le celebrazioni attraverso tutte le generazioni».

Si tratta quindi di uno spazio che supera la funzione strettamente religiosa del luogo di culto, per abbracciare una visione più estesa e globale di spiritualità. Questa intenzione si traduce nella tendenza all’adattabilità e all’apertura piuttosto che nella creazione di configurazioni spaziali e funzionali rigidamente prescritte.
All’esterno, dove la struttura di 1.500 m2 emerge nel paesaggio naturale, non si distinguono un fronte e un retro tradizionali. Un corridoio parzialmente interrato, che accompagna la pendenza del terreno, collega la chiesa al centro parrocchiale. L’alternanza materica di vetro e mattone traccia un gioco di aperture e chiusure che ben rappresenta la coesistenza di intimità individuale e condivisione comunitaria su cui gioca il progetto. Alcune nicchie poste su un lato della facciata permettono a visitatori e fedeli di sedersi e ritirarsi in un personale spazio meditativo. All’esterno, la presenza del giardino e del cortile creano invece luoghi di aggregazione per eventi e attività collettive.

L’interno ruota attorno al fonte battesimale, unico elemento fisso, collocato in posizione centrale. Riempiono liberamente lo spazio le sedie in legno e lino, appositamente ideate dall’architetto come parte del progetto. Queste sono pensate per essere impilate, a comporre un motivo che ricorda il profilo spezzato dell’edificio, in modo tale da poter ospitare eventi di diversa natura.
Possibilità che riflette la concezione del luogo di culto come spazio di aggregazione e di condivisione: uno stesso ambiente è pensato per acoogliere cerimonie religiose, ma anche, ad esempio, attività culturali o incontri sociali. La chiesa si sveste perciò della sua intoccabile sacralità per proporre un’idea di sacro più vicina a una sensibilità quotidiana.
A tale scopo concorrono tutte le scelte progettuali: materiali come mattone, ottone e legno trasmettono sensazioni di calma e calore, così come l’uso della luce naturale, accuratamente studiata come parte centrale del progetto. Le pareti forate interne, ad esempio, diffondono la luce del sole e allo stesso tempo proiettano motivi geometrici sulle superfici creando suggestivi contrasti luminosi nella stanza. Anche la pianta quadrata rafforza l’idea di comunione e accoglienza: non c’è unidirezionalità del messaggio religioso ma circolarità, per un’idea di spiritualità che parte dal basso, che prende forma nei discorsi e nel sentire di ognuno.
Il complesso si configura quindi come punto di riferimento contemporaneo per la fede, rendendo omaggio all'eredità architettonica danese e incorporando al contempo concetti moderni di spiritualità e comunità.
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Location: Skanderborg, Denmark
Completion: 2024
Built up Area: 1.500 m²
Client: Skanderborg Parish
Architects: Henning Larsen & Espen Surnevik
Consultants
Landscape: Schul Landskab & Planlægning
Engineering: Ramboll
Photography by Rasmus Hjortshøj, courtesy of Henning Larsen