In occasione dell'edizione 2025 del Cersaie a Bologna, continua la tradizione del THE PLAN Café, il Café della Stampa organizzato da THE PLAN. Nell'incontro di quest'anno, dal titolo I materiali dell’architettura: città che si rigenerano, spazi che raccontano, Nicola Leonardi, cofondatore e direttore di THE PLAN, ha intervistato Vittorio Grassi, fondatore di VGA Architects, Gianfranco Tedeschi, partner di Politecnica Ingegneria e Architettura e Alessandro Vitale, co-fondatore di DVArea.

Questo Café della Stampa è dedicato al tema I materiali dell’architettura: città che si rigenerano, spazi che raccontano. Che significato assume il ruolo dell’architetto nella rigenerazione urbana?
V.G.: Credo che i progetti privati stiano diventando sempre di più "progetti cittadini". La rigenerazione urbana nasce proprio da questo punto di incontro tra pubblico e privato, dove l’interesse privato si intreccia con quello collettivo. Lo spazio privato deve quindi dialogare con lo spazio pubblico, ascoltare le persone che lo abitano quotidianamente e che lo attraversano.
G.F.: Quando si parla di rigenerazione urbana spesso ci si concentra sul contenitore — ossia sul singolo edificio — dimenticandosi quella trama nascosta che dà vita alla città: le reti di comunicazione, i percorsi, le relazioni sociali che la abitano. Cambiare l’assetto urbano significa ricucire quel tessuto, ritrovare luoghi e reti di relazione per tradurre la domanda dei cittadini in progetti concreti. Il nostro ruolo di architetto è simile a quello del regista: orchestrare un processo multifattoriale, coordinato da una pluralità di attori.
A.V.: Fare architettura significa, prima di tutto, conoscere a fondo il territorio e i suoi bisogni collettivi. Occorre studiare il contesto e comprenderne la complessità, andando oltre la semplice richiesta del committente. La città si trasforma e si rigenera nel tempo e il valore di un progetto si rivela progressivamente. Per questo è fondamentale costruire team multidisciplinari in grado di interpretare le necessità delle persone e tradurle in soluzioni progettuali.


Uffici Itelyum - Vittorio Grassi Architects
Come si traduce nel progetto il vostro approccio alla circolarità?
V.G.: Partendo dall'assunto che "l'edificio più sostenibile è quello che non si costruisce", il concetto alla base della circolarità deve essere quello del recupero e del riuso non solo dei materiali, ma anche degli edifici e degli spazi stessi.
G.F.: La sostenibilità nasce innanzitutto dalla nostra consapevolezza personale. Per me ad esempio, la sostenibilità risiede nella semplicità di un edificio: anche un edificio complesso deve essere concepito in modo da risultare semplice da costruire e da gestire.
A.V.: Uno dei primi passi verso la circolarità è la riduzione del materiale utilizzato, accompagnato da una filiera definita.


Come interpretate il minimalismo negli spazi interior?
V.G.: Il settore dell’hospitality, ad esempio, si è evoluto nel tempo, passando da hotel "massimalisti", pieni di oggetti e colori e con linee guida progettuali molto rigide, a spazi sempre più personalizzati, capaci di offrire esperienze uniche e diversificate. Lo stesso è avvenuto nel settore working, oggi pensato per rappresentare l’identità del brand e offrire ambienti che richiamano la dimensione domestica, più accogliente e familiare.
G.F.: Credo che il minimalismo sia nato come risposta agli eccessi del decorativismo. Ma la società evolve, e con essa i gusti e le aspettative: non esiste più un unico modello, bensì una pluralità di domande che richiedono risposte differenziate. Oggi la qualità degli interni si misura attraverso elementi essenziali come la materia, la proporzione degli spazi e la luce.
A.V.: I canoni estetici cambiano nel tempo; la ricerca estrema del minimalismo ha finito per sacrificare alcune dimensioni dell’esperienza spaziale. Credo invece sia necessario il ritorno alla sensorialità: progettare significa anche stimolare la percezione degli spazi.


Palaindoor Atletica, Brescia - DVArea
Come vedete la trasformazione degli spazi in un'ottica futura?
V.G.: È importante considerare la manodopera come parte integrante della progettazione. In questo senso, l'innovazione nei materiali e nelle tecnologie può contribuire a realizzare un’architettura di qualità.
G.F.: La flessibilità della struttura dell'edificio è un tema complesso. Abbiamo bisogno di strutture che possono essere modulari anche se appare un'operazione faticosa. La modalità operativa è stata profondamente rivista, soprattutto dopo la pandemia, con un’accelerazione significativa. Ci troviamo così spesso di fronte a spazi per uffici sovradimensionati che generano flessibilità, come conseguenza in gran parte delle tecnologie emergenti.
A.V.: La trasformazione degli spazi è legata soprattutto all’ambito tecnologico. Appare essenziale una stretta collaborazione tra progettisti, architetti, ingegneri e aziende che producono sistemi flessibili, modulari e recuperabili e dunque più resilienti.
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Immagine di copertina, da sinistra: Gianfranco Tedeschi, partner architetto di Politecnica Ingegneria e Architettura; Vittorio Grassi, fondatore di VGA Architects; Alessandro Vitale, co-fondatore di DVArea e Nicola Leonardi, co-fondatore e direttore di THE PLAN