Il Teatro dell’architettura Mendrisio (TAM) dell’Università della Svizzera italiana (USI) ha inaugurato la stagione espositiva autunnale con due mostre promosse dall'Accademia di architettura dell'USI: “Stefano Graziani. Reality Show”, a cura di Francesco Zanot, un’esplorazione sulla fotografia contemporanea, e “Archisatire. Una controstoria dell’architettura”, a cura di Gabriele Neri in collaborazione con la Biblioteca dell’Accademia di architettura, racconto ironico sul rapporto tra satira e architettura negli ultimi secoli.
Visitabili fino al 29 marzo 2026, le due esposizioni saranno affiancate dall'installazione "Due Esercizi" realizzata dalle studentesse e dagli studenti dell'Atelier orizzontale Blumer.

La mostra raccoglie una selezione di fotografie, di cui molte inedite, dell’artista, fotografo e docente bolognese Stefano Graziani: immagini ambigue, criptiche, volutamente lontane da ogni definizione di genere. Non legate da un unico tema, le immagini sono frammenti visivi che diventano parte di una riflessione sulla pratica e sull’arte fotografica contemporanea.

La curatela è di Francesco Zanot, saggista, curatore e docente specializzato in fotografia, che con queste parole introduce il lavoro dell’artista, chiarendo il significato del titolo dell'esposizione:
«Architetture, oggetti, natura, città, persone e molto altro ancora compaiono nelle sue fotografie senza mai imporsi come soggetti dominanti, ma presentandosi piuttosto come elementi di una trama complessa e stratificata.[...] Graziani scarta l’unicità, l’icona, il simbolo, e costruisce le sue immagini come sistemi relazionali [...] Disfunzionali per scelta, queste fotografie si sottraggono alla logica dell’utile e del necessario, lasciando che lo sguardo e il pensiero si perdano tra deviazioni, dettagli, indizi. [...] Tutto quello che si vede in queste fotografie è reale, eppure talvolta sembra proprio che non sia così. Graziani riflette sullo statuto della fotografia oggi, dentro il vortice che fa incontrare e scontrare documentazione e simulazione. Le sue opere sono prove e smentite allo stesso tempo. Questa non è una mostra della realtà, ma sulla realtà. Siamo di fronte alla realtà esibita. Esposta. Reality show».




La mostra propone una lettura sul rapporto tra architettura e satira, attraverso una pluralità di linguaggi espressivi: caricature, vignette, illustrazioni, fotografie, manifesti, cartoons, filmati, pubblicazioni e molti altri materiali. Attraverso uno sguardo plurale ed eterogeneo di artisti, tematiche e approcci, la raccolta compone una vera e propria “controstoria” dell’architettura, delle trasformazioni urbane e della figura dell’architetto negli ultimi secoli.

«Spesso concepite per brillare nella fugace vita di un giornale o una rivista, e rivolte a un ampio pubblico, queste immagini si rivelano di eccezionale valore perché indicano questioni e interrogativi spesso elusi dalla storiografia tradizionale, come il reale impatto del progetto sulla vita quotidiana delle persone.[...] L’obiettivo della mostra è dunque quello di far emergere la complessità di una disciplina – e di una professione – che storicamente si trova sospesa tra la tensione verso forme ideali di organizzazione dello spazio e le condizioni contingenti del reale; tra le potenzialità taumaturgiche e quelle coercitive degli interventi operati su città e territorio; tra dimensione artistica e tecnico-scientifica. E soprattutto, tra le promesse e i timori insiti nel concetto stesso di Modernità».
Curata da Gabriele Neri, l'esposizione si articola in quattro sezioni – L’architetto in caricatura, Scandali urbani, La casa irrazionale, Caricature d’architetto – che riuniscono materiali provenienti da collezioni private e dal patrimonio della Biblioteca dell’Accademia di architettura di Mendrisio.







