La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2026, intitolata In Minor Keys, si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026, con pre-aperture previste per il 7, 8 e 9 maggio nei tradizionali luoghi dei Giardini e dell’Arsenale, oltre a spazi distribuiti in tutta Venezia.
La rivelazione del titolo e della visione curatoriale, inizialmente prevista per lo scorso martedì 20 maggio 2025, è stata annunciata martedì mattina in seguito alla improvvisa e prematura scomparsa della curatrice Koyo Kouoh, avvenuta il 10 maggio 2025, che ha suscitato profonda commozione in tutto il mondo dell’arte e della cultura. La Biennale ha deciso di realizzare l’esposizione secondo il progetto che lei stessa aveva ideato, mantenendo intatto il suo spirito e le sue visioni, mettendo a terra l’idea che il curatore è presente anche nell’assenza.

L’esposizione verrà dunque realizzata come Koyo Kouoh l’ha immaginata, con il contributo delle figure professionali coinvolte direttamente da lei: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Helene Pereira e Rasha Salti, l’editor-in-chief Siddhartha Mitter e l’assistente Rory Tsapayi, richiama la musica e le sue tonalità minori, simbolo di emozione, malinconia, ma anche di speranza, consolazione e trascendenza. La mostra si propone come un invito a rallentare, a sintonizzarsi sulle frequenze più sottili e meno udibili del mondo, per ascoltare i sussurri e i segnali di un pianeta spesso immerso nel caos quotidiano.
In Minor Keys si configura come una partitura collettiva aperta e dinamica, composta da pratiche artistiche che aprono portali e rigenerano l’immaginario collettivo. Gli artisti coinvolti sono voci che, come in un ensemble jazz libero, mescolano coesione e dissonanza, creando un’esperienza sensoriale e collettiva. Il progetto curatoriale nasce da un’idea di ascolto profondo delle “tonalità minori”, non solo come strutture musicali, ma come metafore di mondi interiori e sociali spesso in ombra, come una riconnessione radicale con il ruolo originario dell’arte: quello di suscitare emozioni, creare relazioni e rinnovare i sensi.
L’approccio di In Minor Keys mira a sottolineare che le pratiche artistiche possono essere strumenti di resilienza e di trasformazione sociale. Gli artisti diventano catalizzatori di un cambiamento radicale, ascoltando e dando voce alle frequenze più sottili e meno ascoltate del pianeta. Minor Keys si presenta come un’esperienza multisensoriale e meditativa, un viaggio tra mondi interiori ed esteriori, un invito a meravigliarsi, riflettere e sognare, proponendo una visione dell’arte come spazio di di cura e di relazione, capace di opporsi alla logica della produttività incessantemente accelerata, con un richiamo a sintonizzarsi sottovoce sulle frequenze delle tonalità minori.
In conclusione, la 61ª Biennale di Venezia, con In Minor Keys, si configura come un’ode alla capacità dell’arte di parlare alle emozioni più profonde, di creare comunità e di alimentare speranza. Un’edizione che, nel rispetto della memoria di Kouoh, invita tutti noi ad ascoltare le tonalità minori che, pur essendo meno udibili, sono essenziali per una rinascita collettiva.
>>> Per approfondire: Koyo Kouoh, la curatrice della Biennale Arte 2026
Cover Image by Mehdi Benkler, courtesy La Biennale di Venezia