Oltre la rappresentazione di un progetto, si trovano vere e proprie immagini in grado di comunicarne l'anima, la storia e i valori, dotate di un elevato potenziale narrativo ed evocativo. È questo il cuore del lavoro di Emme Works, una realtà specializzata in visualizzazione architettonica fotorealistica con sede a Castel Maggiore, nel Bolognese, co-fondata da Francesco Cerulli, Giovanni Checchia de Ambrosio e Duccio Parisini. Il loro team include, oltre ai fondatori, giovani esperti in visualizzazione architettonica, ingegneria, grafica, visual storytelling e rappresentazioni 3D.

Esedra residence, Vocino Group, Fermo
Per Emme Works tutto parte dalla fotografia: prima di iniziare a modellare, dunque, il primo passo è quello di costruire una «banca visiva di reference fotografiche», che sappia toccare non solo l'architettura, ma anche la natura, la luce, la matericità, i colori e la composizione nella sua interezza. È in questo modo che va definendosi il tono e il linguaggio visivo di un progetto: una fase fondamentale, che permette di dare una direzione chiara al team e al cliente. Costruita tale solida base di lavoro, è possibile passare all'elaborazione di sketch avanzati, vere e proprie bozze d'autore, in cui sono già presenti le principali scelte compositive, i materiali e l'atmosfera. Come spiegato dai membri del team di Emme Works, «non si tratta di studi generici, ma sono già ipotesi solide di immagine finale, con una visione precisa da proporre e mettere in discussione insieme al cliente».

Chungnam Music Hall, MVRDV, Chungnam
Particolare attenzione da parte dello studio viene posta fin dalla prima lettura dell'immagine, che da subito richiede un'elevata efficacia: «Deve saper catturare l'attenzione in pochi secondi – hanno spiegato da Emme Works –. Per questo lavoriamo con cura su elementi come la composizione, la luce e il colore, al fine di creare un impatto visivo immediato e duraturo». Ma, come ci tengono a sottolineare, il loro metodo di lavoro non è limitato a una «realizzazione di immagini». Ciò che viene proposto è infatti una visione: «Sulla base del concept e dei punti di forza del progetto, suggeriamo come raccontarlo visivamente – hanno aggiunto –: che atmosfera evocare, quali elementi enfatizzare, quale momento della giornata scegliere, se mostrare il progetto vissuto o astratto. Aiutiamo i progettisti a fare scelte consapevoli di rappresentazione che valorizzino il loro lavoro in maniera unica».
La loro convinzione è che, nel mondo della visualizzazione architettonica, la qualità non risieda solo nella resa tecnica, ma che stia anche nella capacità di mettere a fuoco il progetto e di renderlo visivamente memorabile, coerente e strategico.

Un esempio emblematico di tutto quando descritto è quello del concorso internazionale per il nuovo Distretto museale e Parco delle arti e della cultura di Podgorica, in Montenegro. Il progetto, vincitore tra 48 proposte di studi internazionali di rilievo come Sou Fujimoto, Junya Ishigami e Diller Scofidio + Renfro, è stato sviluppato dal team guidato da a-fact, con la collaborazione di LAND, Maffeis Engineering e Charcoalblue. La proposta prevede la realizzazione di tre edifici distinti ma interconnessi: il Museo d'arte contemporanea, il Museo di storia naturale e la Casa dell'architettura, immersi in un parco urbano che si estende lungo il fiume Morača. L'architettura si ispira alla natura montenegrina, con facciate in pietra che omaggiano le montagne circostanti e tetti verdi che si fondono con il paesaggio, creando nuovi spazi pubblici all'aperto.
Il compito di Emme Works è stato quello di tradurre visivamente tale visione, enfatizzando l'integrazione tra architettura e natura, nonché comunicando l'identità del luogo attraverso immagini che sappiano raccontare l'interazione tra gli edifici, il paesaggio e la vita quotidiana degli utenti.
Per maggiori info: www.emmeworks.it

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