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Architettura verde: analisi ed esempi

Wilhelm Vossenkuhl

Architettura verde: analisi ed esempi
Scritto da Wilhelm Vossenkuhl -

Non si può negare che il pianeta necessiti della cosiddetta “architettura verde”, eppure non è affatto chiaro cosa sia. “Verde”, “sostenibile” e “resiliente” sono termini con un preciso significato ecologico descrittivo. Ma in pratica non è così; sono usati, da un punto di vista normativo, per indicare un’esigenza ecologica. L’abuso di questi termini raramente offre una descrizione specifica chiara, indica piuttosto un cambiamento di mentalità.

Il compianto architetto ticinese Luigi Snozzi (1932-2020) diceva ai suoi studenti che l’architettura è «anti-natura». Aveva ragione. A differenza di grotte e altri rifugi naturali, l’ambiente costruito non si trova in natura, ma è progettato ed edificato. I materiali di cui è composto, come il calcestruzzo, non si trovano in natura. Uno dei compiti dell’architettura verde è quello di integrare i progetti e le costruzioni artificiali nell’ambiente naturale. Resta tuttavia da capire come questo potrà avvenire.

Masterplan di Larnaca, Cipro, Foster + Partners. Immagini courtesy degli architetti

1. Natura

Con il trionfale sviluppo delle scienze naturali, il significato aristotelico originale, onnicomprensivo e cosmologico di “natura” (physis) è stato scomposto e gradualmente ridotto a fisica, chimica e biologia da un lato, e paesaggio, ambiente e clima dall’altro. Da questa scomposizione, il cui scopo era ottenere quante più informazioni possibili, sono emersi sia gli elementi fisici più piccoli, sia le entità cosmologiche più grandi. A parte questi risultati positivi, la compartimentazione scientifica è stata utilizzata anche per controllare le risorse naturali e sfruttare il pianeta. Ne consegue che, per integrare l’architettura nella natura, è necessario reintegrare la natura stessa, o ciò che ne rimane.

Un primo passo per recuperare la natura è vedere cosa dice l’analisi scientifica del cambiamento climatico rispetto ai cambiamenti ambientali in atto in determinate parti del pianeta. Inondazioni, siccità e ondate di calore si verificano ora con maggiore regolarità in aree densamente popolate che un tempo erano raramente colpite da tali fenomeni estremi. Tuttavia, mentre la scienza può spiegare alcune delle cause del cambiamento climatico, spetta alla politica trarre le giuste conclusioni. E spetta all’economia utilizzare le risorse disponibili con la dovuta attenzione.

Reintegrare la natura è un’impresa complessa e l’architettura non gioca un ruolo marginale – l’impronta di carbonio causata dalla produzione di calcestruzzo è ancora enorme. Esistono però tecnologie disponibili, come quella proposta da Seratech (sviluppata da Sam Draper e Barney Shanks, ricercatori di materiali all’Imperial College di Londra e vincitori dell’Obel Award 2022), in grado di eliminare totalmente le emissioni di CO2 dall’ambiente costruito. Questa e altre tecnologie simili potrebbero essere utilizzate in tutti i 5.000 cementifici presenti nel mondo. Infatti, sebbene non si possa sostituire il calcestruzzo negli edifici a livello globale, si può imporre l’uso di tecnologie che riducono le emissioni di CO2 legate alla sua produzione; questo è un impegno urgente dell’architettura verde.

Masterplan di Larnaca, Cipro, Foster + Partners. Immagini courtesy degli architetti

2. Adattamento

L’architettura verde può offrire habitat più vivibili in luoghi minacciati da calore eccessivo e da inondazioni. Si tratta di una sfida tecnologica impegnativa, ma fattibile. Senza architettura verde, la vita umana non sarà in grado di adattarsi alle condizioni conseguenti al cambiamento climatico. Non c’è alternativa all’adattamento, poiché queste condizioni non cambieranno per anni e anni, se mai lo faranno.

Esistono numerosi esempi di tale adattamento nelle zone costiere dell’Africa occidentale, della Cina, della Danimarca e dei Paesi Bassi; inoltre, alcuni centri urbani dell’emisfero meridionale stanno compiendo notevoli progressi verso l’adattamento al cambiamento climatico attuando strategie per affrontarlo. La Biennale di Venezia del 2023, curata da Lesley Lokko, è stata concepita come un “Laboratorio del futuro” e il padiglione della Danimarca ha presentato diversi modelli di adattamento. Altri esempi di successo in questo senso sono il lungomare di Larnaca a Cipro (Foster + Partners) e il centro marittimo sulla costa di Esbjerg, in Danimarca (Snøhetta e WERK Arkitekter).

L’adattamento assume aspetti diversi sia in condizioni che non possono essere modificate sia in condizioni che non dovrebbero essere modificate. Se la situazione climatica non può essere cambiata, l’ambiente può modificarsi, essere ignorato e danneggiato. Adattarsi all’ambiente vuol dire usare materiali locali e adatti a quella zona climatica, a quelle strutture sociali e a quell’artigianalità. Il calcestruzzo, per esempio, può essere sostituito da fango e bambù in zone come il Bangladesh, dove si trova l’edificio a due piani Anandaloy di Anna Heringer (vincitore dell’Obel Award 2020), il quale non solo è stato realizzato con questi due materiali, ma è stato costruito da artigiani locali, che sono coloro che meglio sanno come lavorarli. Anandaloy è dedicato alle persone con disabilità; si tratta di una scuola e di un ambiente dove le donne del posto trovano lavoro nella produzione di tessuti vicino al luogo dove vivono con le loro famiglie. In questo caso, l’adattamento ha integrato architettura, esigenze sociali, posti di lavoro e istruzione, nonostante i vincoli religiosi, finanziari e politici.

Centro marittimo di Esbjerg, Danimarca, Snøhetta e Werk Arkitekter, 2023 © wichmann+bendtsen photography, courtesy of Snøhetta

3. “Architettura con”

Il ruolo dell’architetto sta gradualmente cambiando. L’architettura verde è “architettura con” e non solo “architettura per”. Coinvolge architetti, committenti, costruttori, la comunità e la società civile nella ricerca di soluzioni architettoniche a stati di necessità urgenti. La disgregazione sociale, la migrazione e il cambiamento demografico danno origine a esigenze che non possono più essere soddisfatte privatamente e individualmente come in passato; oggi richiedono soluzioni sociali e l’approccio “architettura con” per evitare elevati rischi sociali e ulteriori danni ambientali.

L’aspetto sociale è fondamentale nel processo di integrazione dell’architettura nella natura. Le strutture sociali e naturali sono strettamente correlate, ma richiedono attenzioni e sostegno da parte della politica, dell’economia e della società civile. Il vincitore dell’Obel Award 2024 è stato Colectivo c733, uno studio di architettura di Città del Messico che ha realizzato 36 progetti in altrettanti mesi in tutto il Paese, in cui sono stati integrati politica locale, iniziative culturali, mercati, esigenze commerciali e paesaggio. La giuria ha dichiarato che i risultati ottenuti da Colectivo c733 sono un perfetto esempio di «architettura con», espressione coniata dalla stessa giuria.

Centro marittimo di Esbjerg, Danimarca, Snøhetta e Werk Arkitekter, 2023 © wichmann+bendtsen photography, courtesy of Snøhetta

4. Integrazione discreta

Per integrare l’architettura nella natura non è necessario produrre edifici che si impongono alla vista; l’integrazione può essere pressoché invisibile, ma ciò nonostante estremamente efficiente. Un esempio lampante è il progetto Living Breakwaters (vincitore dell’Obel Award 2023) di Scape, studio di progettazione paesaggistica e urbana fondato da Kate Orff con sede a New York, che ha integrato elementi fisici, ecologici e sociali per proteggere la costa meridionale di Staten Island. Questo sistema misto artificiale/naturale di frangiflutti è stato sviluppato in seguito all’uragano Sandy grazie a una collaborazione tra architetti e stakeholder locali che ha coinvolto le scuole e la società civile del posto. Questo tratto di costa è ora un habitat per le ostriche, che ripuliscono l’acqua e quindi favoriscono la crescita di altre specie. L’integrazione dell’architettura nella natura in Living Breakwaters è esemplare e un modello per progetti simili.

Gli esempi architettonici e tecnologici citati sono tuttavia casi isolati e non riescono a fornire lo slancio globale di cui l’architettura verde ha bisogno. Sembra che l’architettura verde stia seguendo la seconda modalità di comportamento proposta da Marco Polo alla fine del libro di Italo Calvino Le città invisibili (1972): essere pronti, quando già in mezzo all’inferno, a cercare e sapere riconoscere cosa è possibile fare per quelle aree non ancora toccate dalle fiamme. Nel libro di Calvino, il Gran Khan è pervaso da un senso di inquietudine nel sentire Marco Polo descrivere la città finale come «la città infernale».

Non abbiamo ancora raggiunto quel punto, ma quella città inizia a profilarsi davanti a noi. Tuttavia, non ha senso adottare l’atteggiamento di Marco Polo e limitarsi ad accettare l’inferno imminente. L’adattamento sopracitato richiede di rifiutare la sottomissione all’inferno, di riconoscerlo e resistergli. Naturalmente, l’inferno di Calvino non era principalmente architettonico, ma sociale e politico. Abbiamo imparato, tuttavia, che l’architettura è indissolubilmente legata ai problemi sociali e politici più urgenti. Ma mentre questi ultimi si intrecciano quasi automaticamente, le soluzioni non lo fanno. L’architettura verde è un obiettivo impegnativo rispetto alle sfaccettature dei problemi ecologici e ambientali. Come si pensava erroneamente che il modello Bauhaus fosse universalmente applicabile, è necessario riconoscere che l’architettura verde non ha un modello universale applicabile ovunque nel mondo, e deve quindi essere sviluppata sulla base di materiali, artigianalità e clima regionali e locali e delle relative condizioni sociali, economiche, politiche e culturali. Se queste condizioni vengono ignorate, gli edifici non saranno accettati dalla popolazione locale, come nel caso di Gibellina Nuova in Sicilia. Per essere condivisa, l’architettura verde deve tenere conto degli aspetti vernacolari del contesto.

Anandaloy, centro per persone con disabilità e laboratorio Dipdii Textiles, Anna Heringer Architecture, Rudrapur, Bangladesh, 2017 © Kurt Hoerbst, courtesy of Anna Heringer Architecture

5. Riqualificazione

In passato, gli architetti si vantavano di essere innovatori, disprezzando gli interventi di riqualificazione e riuso adattivo dei vecchi edifici. Ora stanno cambiando idea, imparando a riutilizzare i vecchi materiali e a destinare a nuovi usi gli spazi vuoti degli edifici abbandonati. L’aspetto economico della riqualificazione potrebbe rappresentare un problema, in quanto è tuttora meno costoso demolire e costruire ex novo. Per dimostrare l’impegno verso la “architettura con”, le istituzioni politiche competenti e la società civile dovrebbero sostenere gli investitori e contribuire a risolvere le questioni finanziarie.

In termini di integrazione dell’architettura nella natura, la riqualificazione rappresenta una best practice e un approccio fondamentale per l’architettura verde. La riqualificazione e il riuso adattivo rispettano sia i desideri degli stakeholder, sia gli habitat che riflettono la cultura locale, riducendo al contempo le emissioni e l’impronta di carbonio. Un ostacolo potrebbe essere il costo immediato di questo tipo di intervento, ma agevolazioni fiscali e la semplificazione burocratica potrebbero contribuire a persuadere gli investitori ad accettare i rischi finanziari più elevati.

Per integrare efficacemente l’architettura nella natura, è importante aver presente che l’architettura verde ha bisogno di energia verde. La teoria e la tecnologia alla base dei vari tipi di energia rinnovabile sono molto più avanzate rispetto alla sua effettiva implementazione, con l’impronta di carbonio legata alla produzione energetica in contrasto con gli accordi internazionali per l’ambiente. Una delle cause principali dell’aumento incontrollato di CO2 è l’intelligenza artificiale e il suo immenso fabbisogno energetico. La seconda modalità di comportamento proposta dal Marco Polo di Italo Calvino – cercare soluzioni per impedire che l’inferno si espanda ulteriormente – ha assunto un nuovo significato che va oltre l’architettura verde. Senza energia verde, l’architettura verde è priva di valore e la città infernale si avvicina.

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