Come si può declinare il concetto di lusso nella progettazione, in particolare nell’ambito residenziale?
Etimologicamente, il termine “lusso” significa sovrabbondanza, eccesso. Tuttavia, come dimostrò Mies van der Rohe, il vocabolo può essere legato anche a un concetto di assenza: spazio vuoto, sottrazione, nobile spreco. L’ampio spazio antistante il Seagram Building di New York rinuncia deliberatamente a essere edificato per garantire una visuale libera sul grattacielo in bronzo e vetro.
A inizio Novecento, il saggio Ornamento e delitto di Adolf Loos fece scalpore perché denunciava l’apparato decorativo applicato a posteriori alle facciate della Vienna imperiale come un paravento, sintomo della perdita del centro del linguaggio architettonico del XX secolo. Oggi più che mai, il lusso si sta svincolando dall’ostentazione per legarsi a valori più profondi e personali. Questo si traduce nella capacità di creare spazi abitativi autentici, su misura, che riflettano davvero il modo di vivere di chi li abita. Il vero lusso non è più soltanto il materiale pregiato o la finitura impeccabile – elementi che restano importanti – ma piuttosto l’esperienza dello spazio: il silenzio in una casa in città, la luce naturale che attraversa gli ambienti durante il giorno, la qualità dell’aria, la sensazione di protezione e intimità. È anche la possibilità di una personalizzazione estrema, intesa come sintesi profonda delle esigenze e dei desideri di chi vivrà quegli spazi.
In questo senso, il lusso si traduce nella progettazione come attenzione ai dettagli, ai materiali, alla relazione con il contesto, al tempo. Un progetto residenziale di lusso è quello che riesce a essere essenziale ma profondo, tecnologicamente avanzato ma semplice da vivere, elegante ma senza tempo. In definitiva, oggi il lusso dell’abitare consiste nel vivere in uno spazio che ci somiglia intimamente, che migliora la nostra quotidianità e che, soprattutto, non ha bisogno di essere spiegato per essere compreso.
Quale contributo può dare in tal senso la scelta dei materiali?
I materiali sono le parole che compongono le frasi architettoniche, veri e propri strumenti di articolazione del linguaggio dell’architettura. Ogni materiale ha un peso, una voce, una temperatura percettiva. Nulla è neutro, nulla è superfluo, se scelto con consapevolezza. Frank Lloyd Wright una volta scrisse: «Se devo disegnare un corridoio di due metri, lo rivesto di terra battuta. Se è di un metro, di calce. Ma se è di soli cinquanta centimetri, lo rivesto d’oro». In queste parole si cela uno dei segreti più intimi e meglio custoditi dell’architettura di ogni tempo: l’uso del materiale come amplificatore della percezione dello spazio.
L’inclusione della neve negli spazi interni può essere un esempio di questo approccio progettuale?
Nell’ambito di una spa privata o di un resort dedicato al benessere psicofisico, la neve indoor può diventare una straordinaria finestra percettiva su un immaginario naturale e profondo. Un’esperienza che ci riconnette alla natura, attraverso il freddo rigenerante sulla pelle accaldata dopo la sauna, la fragranza dell’aria cristallina, il contatto diretto dei piedi nudi sulla neve soffice. Un ritorno all’infanzia, al gesto primordiale, al gioco, ma con tutta la cura scenica e sensoriale che l’architettura può offrire.
Da dove nasce la vostra fascinazione per la neve indoor?
Tutto ebbe inizio con un invito presso la sede di TechnoAlpin, uno dei maggiori produttori mondiali di soluzioni per la produzione di neve tecnica, sia outdoor che indoor. Da quell’incontro a Bolzano, è scaturita una serie di progetti, tra cui lo Snow Diamond, una grande struttura sospesa tra le rocce di Trojena in Arabia Saudita, che celebra le due cristallizzazioni più perfette in natura: il diamante e il fiocco di neve. Il progetto è attualmente in fase di valutazione per la realizzazione in una delle location più esclusive del Golfo. Si tratta di uno spazio scenico e immersivo, progettato per accogliere fino a mille visitatori che potranno vivere un’esperienza unica, un paradosso poetico e sensoriale: osservare il cielo notturno, o il sole ardente del deserto arabo, attraverso un oculo sommitale, mentre una nevicata sottilissima li avvolge dall’alto, come un’apparizione.
Quanto è importante, nella fase progettuale, il confronto con le persone che abiteranno la casa?
Ogni progetto è, in fondo, un viaggio dentro la mente delle persone. Come scriveva Martin Heidegger, «costruire una casa significa ordinare il mondo». Il progetto si svela poi poco alla volta, a partire da un’esigenza profonda, attraverso un processo silenzioso ed emotivo, quasi intimo.
Diversi anni fa abbiamo realizzato una residenza privata per un committente che, ancora oggi, guida una delle più importanti maison del lusso internazionale. La sua idea di lusso era sorprendentemente distante da ciò che ci saremmo aspettati. Niente sfarzo, nessuna opulenza esibita: il vero lusso, per lui, era dato dallo spazio vuoto, dalla luce, dal respiro. Così nacque una casa articolata su sei livelli, senza soluzioni di continuità, dove il vuoto diventava la materia principale, dove l’essenzialità non era rinuncia, ma affermazione: un’idea che ricorda il paradigma del vaso di Lao Tzu (con il quale il filosofo cinese evidenzia l'importanza del vuoto e del non-essere per la funzionalità e l’utilità delle cose, ndr).
Tuttavia, non sempre il committente è un interlocutore attivo: talvolta bisogna ascoltare ciò che non viene detto. È il caso, ad esempio, di una cappella votiva itinerante, che verrà presto presentata in Piazza del Popolo a Roma, dedicata a San Luigi Scrosoppi, patrono dei calciatori. In questo progetto, abbiamo provato a immaginare come lui stesso avrebbe voluto quello spazio: un luogo aperto, permeabile, accogliente, avvolto da una luce bianca, custodito da una cupola perfettamente geometrica. Uno spazio spirituale, ma leggero, quasi giocoso, dedicato ai giovani e al desiderio universale di appartenenza e bellezza.
Negli ultimi anni, avete riscontrato un’evoluzione nel settore delle residenze di lusso, in termini di concezione e/o di richiesta del mercato?
Complice anche la relativa stagnazione dei mercati occidentali ed europei, ci stiamo oggi confrontando con progetti residenziali in aree geografiche molto distanti dalla nostra consueta “centralità progettuale”, come la costa più sfarzosa di Miami o i paesi del Golfo, territori simbolo di un lusso opulento e dichiaratamente esibito. È una sfida complessa e stimolante, che ci invita a ripensare il concetto di lusso, interrogandoci su come restare fedeli ai nostri principi progettuali anche all’interno di linguaggi formali radicalmente diversi. Vedremo come affrontarla.
THE PLAN Interior Design & Contract 11 è l'undicesimo numero speciale che THE PLAN dedica al mondo dell'architettura d'interni. La pubblicazione, in uscita a settembre 2025 insieme a THE PLAN 164, raccoglie una ventina di progetti, tra i più signif... Read More