Graffiti e pitture murali rinascimentali, architettura rurale e interventi contemporanei convivono in equilibrio nel restauro del cinquecentesco Casale degli Anguillara a Viterbo. Il progetto di Gianluca Graziani e Cristiana Sarapo affronta un edificio di alto valore storico e artistico con un obiettivo chiaro: riportarne alla luce l’identità profonda, mettendo in relazione le diverse scale – dal paesaggio all’oggetto d’arredo – attraverso un’idea di continuità temporale. Il casale, un tempo parte di una grande proprietà agricola, sorge su uno sperone di tufo e presenta un impianto compatto e verticale, con copertura a falde e una torretta di coronamento che ne sottolinea la funzione simbolica e la presenza nel paesaggio.
Gli elementi antichi che contraddistinguono l’edificio sono diversi: il fronte principale, caratterizzato dal loggiato su due livelli; le facciate esterne, che conservano rari graffiti bicromi eseguiti con la tecnica dell'incisione; il vicino pozzo in pietra con decorazioni araldiche. A fronte di un simile patrimonio, gli architetti seguono tre principi chiave: «minimo intervento, compatibilità materica e reversibilità delle operazioni». In questo modo, gli interventi strutturali – consolidamenti, rinforzi dei solai, revisione della copertura – sono pensati come azioni non invasive, necessarie a garantire stabilità e durabilità senza alterare la sostanza storica. Il ripristino delle logge e delle aperture permette di recuperare il rapporto visivo con l’esterno e la chiarezza distributiva dell'impianto, in parte compromessa da operazioni precedenti.

È negli interni che la stratificazione temporale emerge con maggiore forza. Qui, la distribuzione originaria è stata mantenuta, valorizzando la sequenza degli ambienti voltati al piano inferiore e quelli con solai lignei ai livelli superiori. Il vero fulcro del progetto è però la presenza degli affreschi e delle pitture murali, risalenti a epoche diverse, dal Rinascimento all’Ottocento: grottesche, stemmi nobiliari, fregi e decorazioni sono stati puntualmente restaurati e consolidati, evitando ricostruzioni interpretative e permettendo alla materia antica di emergere nella sua autenticità.
Gli elementi di nuova introduzione assumono un ruolo funzionale, mai autoreferenziale: si affidano a materiali in continuità con la tradizione costruttiva locale – legno, ferro, pietra naturale – trasformandosi, in alcuni passaggi, in veri e propri dispositivi di supporto e lettura dello spazio. Ne sono un esempio le ringhiere in ferro, che instaurano una sottile risonanza con le geometrie originarie: la lamiera piegata accompagna il movimento dell’antica scala in pietra o ne ricalca i disegni degli archi e delle volte. La contemporaneità, pur rimanendo leggibile, mantiene un dialogo costante con il carattere formale e storico dell’edificio. Anche la scelta degli arredi partecipa a questa idea di continuità: gli oggetti agiscono come presenze consapevoli e funzionali, strumenti di supporto a un’idea di abitare che attraversa i secoli.
Il risultato è un’architettura dalla monumentalità atemporale, in cui la stratificazione storica, artistica e progettuale va a comporre un racconto coerente e unitario: un intervento che riesce a restituire senso, leggibilità e nuova vita a un patrimonio complesso e di grande valore.
Luogo: Viterbo
Completamento: 2025
Superficie lorda: 706 m2
Progetto architettonico e degli interni: Gianluca Graziani, Cristiana Sarapo
Appaltatore principale: Moncelsi
Consulenti
Strutture: Sergio Collalti
Coordinatore sicurezza: Marco Stefanini
Progettazione elettrica e meccanica: Alessandro Abbati
Restauro affreschi: Marianna Cortesi
Fotografie: Carlo Oriente, courtesy Gianluca Graziani, Cristiana Sarapo
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