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Progetti americani, sensibilità italiana

Tihany Design

Progetti americani, sensibilità italiana
Scritto da Redazione The Plan -

Alessia Genova
Principal, Tihany Design

«Amo spingermi a progettare soluzioni che non mi sarebbero naturalmente congeniali: questa sfida stimola la mia creatività e contribuisce a innalzare la qualità del progetto». L’amore per il lavoro fatto bene e la determinazione rappresentano il doppio binario lungo il quale si snoda il percorso professionale di Alessia Genova. Fin da quando si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, sogna di lavorare nello studio di progettazione newyorkese Tihany Design, fondato nel 1978 da Adam D. Tihany e specializzato nel luxury hospitality design.

Ebbene, la storia di Alessia è quella di un sogno diventato realtà: nel 2007 si trasferisce a New York, dove inizia a lavorare presso Tihany Design come tirocinante, nel 2020 diventa partner dello studio e dal 2024 ne è la titolare. Oggi continua a portare avanti l’idea di personalizzare ogni progetto per adattarlo alla visione unica del committente – filosofia che da sempre fa parte del DNA dello studio – aggiungendo una sensibilità europea e italiana che arricchisce questo approccio sartoriale.

 

Quali sono i valori chiave del luxury hospitality design e i principali temi che caratterizzano questo settore della progettazione nel nostro tempo?
Non si cerca più di esprimere l’idea di lusso in maniera decisa o comunque convenzionale: oggi il lusso è un concetto che riguarda piuttosto il benessere, l’artigianato, il senso del luogo. Si tratta di creare spazi personalizzati, capaci di rispecchiare l’identità e la volontà del committente, con un’elevata attenzione ai dettagli e un’accurata narrazione per ogni progetto. Il fulcro è sulla personalizzazione più che sull’estetica fine a se stessa, proprio come accade quando un abito viene realizzato su misura in un atelier, in vista di una particolare occasione. Oggi il luxury hospitality design è veramente human centric: come designer, ci concentriamo su come lo spazio verrà utilizzato, sulle persone che lo vivranno e sull'autenticità della loro esperienza.

Sauska Winery Circondata da pannellature lignee, la lobby presenta un grande banco reception, anch’esso in legno, posizionato davanti a un giardino interno, in modo da stabilire un’immediata connessione tra gli spazi della cantina e la natura all’esterno. © Marc Goodwin, courtesy Tihany Design

Con lo yacht Seabourn Venture, avete creato una imbarcazione studiata per tutti coloro che ne fanno parte, dagli ospiti all'equipaggio. Quanto è importante questo approccio così inclusivo?
È un aspetto fondamentale: in effetti, è stato il punto di partenza del progetto. Organizzare adeguatamente gli spazi è prioritario, e per noi l’area front of house (quella riservata agli ospiti, ndr) è altrettanto importante della back of house (gli ambienti di servizio, ndr). Infatti, non stiamo soltanto disegnando uno spazio piacevole da fruire, ma dobbiamo anche pensare a come pianificare il layout e gli arredi in modo che il personale possa assicurare il servizio migliore possibile. Lo yacht viene vissuto da una macro-community, composta dai clienti e dallo staff: è un gruppo di persone che condividono uno spazio confinato anche per lunghi periodi di tempo, perché il viaggio può durare dieci giorni, un paio di settimane o persino vari mesi. L’imbarcazione è una sorta di “capsula vivente”, che richiede un livello elevatissimo di customizzazione e di cura dei dettagli. A differenza di quello che succede in una struttura alberghiera, dove i membri del personale offrono semplicemente un servizio, qui entrano a far parte dell’esperienza di soggiorno, anzi sono i primi a essere chiamati a trasferire la narrativa del progetto agli ospiti.
Nel caso del Seabourn Venture, questa narrativa rimanda al romanticismo e allo spirito di avventura legati al viaggio e all’esplorazione. Anche l’arte riveste un ruolo fondamentale nel progetto: una delle mie opere d’arte preferite si trova nell’area del corridoio e della scala che collega i diversi livelli dello yacht, e rimanda all’immagine degli animali che si mimetizzano nell’ambiente naturale che li circonda in modo da restare protetti. Abbiamo davvero cercato di ricreare l’idea del viaggio intesa non soltanto come ricordo del luogo visitato, ma anche come racconto dell’esperienza e del percorso compiuto.

Sauska Winery Il progetto architettonico, a firma di  BORD Architectural Studio, si basa sull’immagine di due sculture a forma di ciotola che fluttuano tra  i vigneti, posandosi sulle cime del monte Padi. © Marc Goodwin, courtesy Tihany Design

Tra i progetti più recenti dello studio c’è anche la Tokaj Sauska Winery in Ungheria: come si relazionano gli interni della cantina con la storica regione vinicola, patrimonio Unesco?
L’integrazione con il paesaggio rappresenta l’unicità di questo progetto. Come interior designer, volevamo assolutamente rispettare la visione degli architetti, creando un’atmosfera calda e accogliente negli spazi racchiusi dall’edificio, che includono un wine bar, una lounge, un ristorante, una hall reception e una sala degustazione.
Il nostro concept intende sottolineare la forma stessa dell’architettura, adottando un linguaggio simile, capace di dialogare con il contesto, e giocando con le stesse geometrie curvilinee, come si vede ad esempio dalle forme sinuose del bancone della reception o di quello circolare del bar. Abbiamo selezionato materiali naturali, come legno e pietra, in linea con la palette cromatica del paesaggio, in modo da implementare – o meglio completare – il gesto architettonico di BORD Architectural Studio. Tutto è stato pensato per consentire agli ospiti di concentrarsi sul panorama e sull’esperienza enogastronomica.

Gli spazi della Penrose Room raccontano invece la storia del Broadmoor a Colorado Springs, noto per essere il più longevo resort al mondo a detenere consecutivamente i premi Forbes Five-Star e AAA Five-Diamond. Come si snoda la narrazione?
Nel caso di The Broadmoor abbiamo messo in piedi una narrativa di legacy e prosperità. Il resort è stato fondato più di cento anni fa dai visionari filantropi Spencer e Julie Penrose. Con la Penrose Room, a loro intitolata, volevamo celebrare il loro spirito avventuroso e il loro amore per i viaggi e per l’arte, ricreando un autentico ristorante del West. Percorrendo i vari spazi, dal foyer di ingresso al bar alle varie sale da pranzo, ci si immerge in un saloon declinato in una versione più contemporanea. Velluti rossi, eleganti lampade a sospensione e tocchi in tonalità rame sono abbinati a pavimenti a scacchi, rivestimenti in legno e dettagli in cuoio ispirati all’equitazione. Ogni ambiente rispecchia un aspetto della storia dei Penrose: così, la sala privata Jade Ore riflette la personalità cosmopolita di Julie, mentre una libreria apribile, che richiama le celebri porte segrete di Spencer, rivela un club di polo in stile speakeasy. Le pareti sono arricchite da fotografie d’epoca in bianco e nero, mentre teche espositive presentano oggetti accuratamente selezionati dai viaggi dei coniugi intorno al mondo, e le ampie finestre regalano viste panoramiche sul monte Cheyenne.

Nelle residenze Victoria Place a Honolulu, bellezza, funzionalità, resilienza e un senso di armonia con la natura sembrano coesistere. In che modo questi valori si integrano nel progetto? 
È un progetto speciale per lo studio: è stato il nostro primo complesso residenziale. Lavorando insieme a SCB Architects e ai paesaggisti di Vita, abbiamo creato un edificio a torre unico nel suo genere. Dal punto di vista sia dell’estetica sia della location, ci siamo trovati di fronte a qualcosa che non era abituale per noi, ma l’obiettivo è stato molto chiaro fin dall’inizio: il committente voleva realizzare un edificio residenziale con l’atmosfera di un resort, idea che all’epoca del progetto – nel 2019 – era più insolita rispetto a oggi. Proprio per questa ragione avevano scelto il nostro studio, che aveva molta esperienza nel settore dell’hospitality.
La residenza si trova all’interno dello sviluppo immobiliare Ward Village, che trae ispirazione dalla figura di Victoria Ward, proprietaria terriera e donna d’affari hawaiana del XIX secolo, che ha contribuito in maniera decisiva a creare l’immagine odierna di Honolulu. Mentre nei progetti di cui abbiamo parlato in precedenza la narrativa era veicolata da riferimenti visivi e tangibili, elementi storici che vengono reinterpretati, qui a Victoria Place abbiamo disegnato uno spazio che si svela a poco a poco, chiamando abitanti e visitatori a vivere un’esperienza multisensoriale. Abbiamo lavorato molto con l’arte – il complesso include opere di grande impatto – e con l’acqua: ad esempio, in una stanza se ne può avvertire il suono grazie allo spazio interposto tra i muri e il soffitto, ma si arriva a vedere l’acqua stessa soltanto quando si gira dietro la parete. Nel progetto ci sono diversi riferimenti vittoriani, ma volevamo dare all’edificio un carattere internazionale e contemporaneo.
Alcuni spazi chiave come la lobby a doppio volume, sopra la quale si erge la torre residenziale, sono stati pensati con un approccio più architettonico che decorativo. Le due lampade a sospensione sono state immaginate come grandi lanterne Hawaii, abbinate ad arredi che si avvicinano a una sensibilità più italiana: è un ambiente arioso ma intimo, spettacolare ma confortevole.
Gli spazi interni sono in stretta connessione con l’ambiente all’esterno, a rispecchiare l’amore per la natura di Victoria Ward. Il paesaggio naturale riveste un ruolo fondamentale nella cultura hawaiana, e il nostro intervento esprime questo legame profondo: la piscina a sfioro sembra fondersi con l’oceano senza soluzione di continuità, mentre materiali come il legno di noce, il quarzo e la pietra basaltica rimandano all’architettura vernacolare del luogo. Le aree dedicate all’intrattenimento, infine, sono state posizionate e organizzate in maniera strategica, così da consentire un utilizzo degli spazi che può custodire l’intimità o aprirsi alla socialità. Victoria Place resta tutt’oggi uno dei miei progetti preferiti.

Tihany Design Studio © Amaury Laparra, courtesy Tihany Design

Come si è evoluto Tihany Design dal suo arrivo, quasi 20 anni fa, e qual è la sua visione per il futuro dello studio, ora che ne è al timone?
L’approccio sartoriale che caratterizza lo studio è sicuramente un aspetto che intendo mantenere. Il nostro obiettivo è quello di creare un progetto che identifichi il committente più che il designer, e questo è anche un modo per alzare l’asticella ogni volta un po’ di più. L’estetica dipende anche dal gusto personale, ma il servizio fornito da Tihany Design è qualcosa di oggettivo. Con il passare del tempo mi rendo conto che il mio focus è quello di incrementare la qualità del nostro lavoro: i progetti sono richiesti entro tempistiche sempre più brevi, di conseguenza è sempre più difficile essere creativi conservando originalità e autenticità, e al contempo mantenere un elevato standard di qualità nella realizzazione. Anche l’arte è molto importante per noi: la massima espressione del progetto si raggiunge quando l’arte diventa parte della narrativa del progetto stesso.
Tutti questi valori traspaiono negli spazi del nostro ufficio a Roma, sui quali ho investito molto da quando sono alla guida dello studio. Abbiamo scelto una nuova sede, situata all’interno di un palazzo storico vicino a piazza Navona: un edificio risalente al XIX secolo, con soffitti alti e pavimenti in terrazzo, che abbiamo allestito come fosse una vetrina sul nostro lavoro. È un ufficio concepito come un appartamento, arredato con mobili su misura disegnati da noi in legno e in metallo, caratterizzati da colori laccati che riprendono quelli degli affreschi, dettagli in bronzo e mensole rivestite in pelle. Ci sono anche opere d’arte uniche, che abbiamo commissionato appositamente. Tihany Design è uno studio americano, ma dai nostri progetti emerge una sensibilità europea e italiana, che mi viene spontaneo infondere in quello che faccio, a volte senza rendermene nemmeno conto. Sono convinta che questo apporto possa fare la differenza e dunque vorrei portarlo avanti nei prossimi anni e nei prossimi progetti.

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