Le stazioni di valle e di monte si presentano come un nodo di interscambio e anfiteatro naturale dove godere la bellezza della valle valdostana
Nel paesaggio alpino di Pila, nota località sciistica e turistica situata in Valle d'Aosta a 1.800 metri di quota, la Stella di Pila firmata dallo Studio De Carlo Gualla è insieme infrastruttura, paesaggio e figura simbolica.

La stazione di valle nasce in un contesto articolato segnato da forti linee orizzontali: il lungo muro in pietra della pista di rientro, le cortine edilizie degli anni Settanta, la grande esplanade-parcheggio, la stazione di arrivo della telecabina Aosta-Pila. Qui la riattivazione dell’impianto negli anni Novanta ha spostato il baricentro dell’intero comprensorio, trasformando l’area nel principale terminal automobilistico.
Il progetto interviene con un gesto preliminare di ordine urbano: lo spostamento della strada regionale verso ovest, per liberare uno spazio pedonale ampio e riconnettere parcheggio e stazione. Ma è soprattutto sul piano architettonico che la proposta trova la propria identità. La stazione di partenza della “Nuova Telecabina Pila-Couis” viene pensata come un nodo di interscambio, andando a posizionarsi in prossimità della stazione di arrivo della teleferica Aosta-Pila. L’architettura diventa diagramma abitabile, forma dinamica che accompagna, accoglie e distribuisce.

Particolarmente delicata è stata la gestione della pista 15, che si restringe proprio in prossimità dell’interscambio, per questo i progettisti hanno creato appositamente un’ansa che consentisse lo sganciamento degli sci in funzione del ricircolo sulla telecabina senza interferire con il flusso in discesa.
Il dialogo tra la stazione esistente e la nuova stazione si costruisce attraverso un grigliato di lame in materiale composito effetto legno leggermente staccato dalla pelle esistente, che consente di ottenere un’uniformità di immagine complessiva senza andare ad agire sui rivestimenti dell'edificio esistente.
Leggerezza, trasparenza e l’uso dell’acciaio Cor-Ten definiscono un’architettura che si integra nel paesaggio disegnata dai flussi dinamici dei percorsi che la attraversano.

Sulla Platta di Grevon, crinale sospeso al centro di un anfiteatro naturale, l’edificio si confronta con una sequenza di vette che include il Gran Paradiso, il Monte Bianco, il Grand Combin e il Cervino.

Qui trova posto una stella alpina che cresce sul crinale, deformando la propria simmetria per adattarsi al vento e alla pendenza. La suggestione botanica si fonde con quella della rosa dei venti: ogni petalo orienta lo sguardo verso una precisa direzione, mentre un elemento si protende nel vuoto come belvedere assoluto.
Dal punto di vista costruttivo, l’edificio è concepito come un “vassoio” che si appoggia sul terreno, con ampi sbalzi sostenuti da mensole tridimensionali a V. Sopra, un tetto leggero e autonomo si stacca dal volume principale attraverso una lama vetrata continua. L’insieme appare sospeso, ma poggia su una base strutturale solida e radicata.
L’acciaio Cor-Ten, scelto come materiale identitario per monte e valle, dialoga con le ossidazioni delle rocce del versante nord, creando diversi scenari a seconda delle stagioni. In estate, il Cor-Ten vibra insieme alle pietre e ai minerali, rendendo l’edificio parte della stessa materia del paesaggio circostante.

Al suo interno, la stazione di monte organizza i percorsi con chiarezza: una grande hall panoramica funge da spazio di mediazione e distribuzione verso le piste, la terrazza e il bar-ristorante. Quest’ultimo si struttura attorno a un nucleo centrale di servizi, con una corona climatizzata e una esterna, aperta sul panorama. Il lungo banco suddiviso in quattro funzioni ordina lo spazio e differenzia le modalità d’uso, mentre i livelli inferiori ospitano magazzini, impianti e locali tecnici con accessi autonomi per garantire efficienza gestionale.
La stazione di valle e di monte esprimono caratteri opposti e complementari: orizzontale e dinamica la prima, verticale e scultorea la seconda. A unirle sono due elementi: l’angolo acuto - archetipo di montagna e freccia, tensione verticale e direzione orizzontale - e l’uso dell’acciaio Cor-Ten, pelle comune che attraversa le stagioni.
Location: Cima Couis, Pila, Italy
Architect: Studio De Carlo Gualla
Main contractor: Cogeis
Photography: Andrea Martiradonna, courtesy of Studio De Carlo Gualla