In linea con l'obiettivo di zero emissioni di carbonio e di incremento netto della biodiversità dell'Università di Oxford, il Centro segue i principi della Passivhaus
Nel cuore del Radcliffe Observatory Quarter — area simbolo della trasformazione urbana post-ospedaliera di Oxford — Schwarzman Centre for the Humanities, progettato da Hopkins Architects, è il primo edificio dell'Università a integrare in modo mirato strutture didattiche e spazi espositivi e di spettacolo accessibili al pubblico.
Il complesso, esteso su 25.300 m², riunisce in un’unica sede sette facoltà di Lettere e Filosofia, sette biblioteche Bodleian, l’Oxford Internet Institute e il nuovo Istituto per l’Etica nell’Intelligenza Artificiale, precedentemente distribuiti in 26 edifici, all’interno di una struttura progettata secondo i più elevati standard di sostenibilità ambientale.

L’Università non si limita ad aprire le porte: invita a entrare e a partecipare. Il Schwarzman Centre introduce al suo interno una vera e propria “strada” pubblica, un percorso continuo che attraversa l’edificio senza barriere, punteggiato da luoghi di incontro, studio e spettacolo. 
Il cuore simbolico e spaziale del progetto è la Great Hall, un atrio a quattro livelli che rievoca la tradizione oxoniense delle civic rooms. Illuminata da un grande lucernario a cupola in legno e vetro, la Hall è insieme spazio di rappresentanza e dispositivo flessibile, in grado di ospitare mostre, conferenze, performance o momenti conviviali. Un’interpretazione contemporanea di quel Forum Universitatis immaginato da Hawksmoor, dove sapere e comunità si incontrano.
Attorno a questo nucleo gravitano gli spazi del Humanities Cultural Programme: una sala da concerto da 500 posti, un teatro da 250 posti, un cinema, una black box sperimentale, sale prova, studi musicali, spazi espositivi e un museo per la celebre Bate Collection di strumenti musicali storici. Qui la ricerca diventa performance e la performance diventa ricerca, in un ciclo virtuoso che rafforza il legame tra produzione accademica e vita culturale della città.

L’ambizione culturale del progetto trova un corrispettivo rigoroso nella sostenibilità ambientale. Con una struttura altamente isolata e completamente elettrica, con pannelli solari sul tetto e un paesaggio ricco di biodiversità, «il Centro è stato certificato come il più grande progetto Passivhaus del Regno Unito e la prima sala da concerto Passivhaus al mondo» raccontano i progettisti.
Il progetto è stato elaborato attraverso un'ampia consultazione con accademici, bibliotecari, studenti e personale. Dal punto di vista architettonico, la grande scala dell’intervento è mediata da una composizione attenta: volumi articolati in pietra di Clipsham e mattoni dialogano con un contesto eterogeneo, mentre colonnati, spazi verdi sfumano il confine tra edificio e spazio pubblico. All’interno, la cura del dettaglio e la materialità restituiscono una gravitas contemporanea che reinterpreta la tradizione costruttiva dei college.
Schwarzman Centre for the Humanities rappresenta un’importante nuova aggiunta al corridoio culturale esistente, come infrastruttura civica, accessibile, performativa e sostenibile.
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Location: Oxford, United Kingdom
Architect: Hopkins Architects
Total site area: 14,200 m2
Gross internal area: 25,300 m2
Main Contractor: Purcell
Consultants
Structural: AKT II
Mechanical and Electrical: Crown House
Building Services Designer: Max Fordham
Construction Partners: Laing O’Rourke
Theatre: CharcoalBlue
Acoustic: Arup and Max Fordham
Passivhaus: Etude
Fire Protection: Fire Ingenuity
Landscape Design: Gillespies
Project Manager: CPC Project Services
Cost Estimator: Arcadis
Piling and structure: Expanded Piling
Facades: Vetter
Windows and doors: Britplas
Hybrid steelwork: Severfield
Dome: Novum
Performance space fit out: James Johnson
Timber linings: WJL
Joinery: Quest
Cover image by: Hufton+Crow
All images courtesy of Hopkins Architects