Il nuovo edificio del campus JED trasforma un ex centro stampa in un polo sostenibile di uffici, servizi e spazi per aziende
Alle porte di Zurigo, nell’area di Schlieren, prende forma il 2226 JED, la nuova costruzione firmata Baumschlager Eberle Architekten che diventa il fulcro del campus JED, hub dinamico di ricerca e innovazione.
Realizzato sul sito dell’ex centro stampa della Neue Zürcher Zeitung, storico quotidiano svizzero, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, il progetto trasforma un’area industriale in un polo per uffici e laboratori, con servizi e spazi di ristoro a supporto delle attività delle aziende ospitate. L’acronimo JED – Join. Explore. Dare. – racchiude l’essenza del complesso: un invito a collaborare e sperimentare, in un contesto progettuale attento all’efficienza, al benessere e alla sostenibilità.

La struttura si sviluppa su tre unità interconnesse – l’edificio J, l’ex centro stampa, l’edificio E, ex polo amministrativo, e l’edificio D, la nuova costruzione – che compongono un complesso armonico e coerente.
Il linguaggio architettonico è essenziale e rigoroso: volumi geometrici, facciate in calce bianca, finestre squadrate equidistanti definiscono una struttura sobria ed elegante, perfettamente integrata nel tessuto urbano esistente.

La base dell’edificio ospita cortili incassati e spazi aperti, mentre ai piani superiori trovano posto terrazze e spazi esterni protetti, pensati per favorire il benessere dei lavoratori e stimolare interazioni informali.

Il carattere distintivo del progetto, da cui deriva anche il nome, risiede nell’applicazione del principio 2226. Si tratta di un approccio progettuale, sviluppato dal professor Dietmar Eberle, che definisce una nuova filosofia per costruzioni sostenibili e ad alta efficienza energetica. Il nome deriva dalla fascia di temperatura interna ideale che l’edificio mantiene: tra 22°C e 26°C, senza ricorrere a impianti tradizionali di riscaldamento o raffrescamento.

La ventilazione e la qualità dell’aria sono regolate tramite un sistema operativo automatico che apre o chiude delle alette in funzione di CO₂ e temperatura.
Le pareti esterne, spesse 75 cm e realizzate con due strati di mattoni, coniugano resistenza strutturale e isolamento termico. All’interno, soffitti in cemento a vista e pavimenti in massetto accumulano calore proveniente dagli occupanti, dagli apparecchi e dalla luce artificiale.
Con una superficie lorda di 18.300 m², il 2226 JED è il più grande edificio realizzato finora con il metodo 2226. Soltanto i laboratori richiedono sistemi convenzionali, a causa delle loro specifiche esigenze operative.

La sostenibilità si estende ai materiali e alla circolarità: l’utilizzo di materiali riciclati – il calcestruzzo e il gesso dell’intonaco – permettono di ridurre il consumo di risorse primarie e l’emissione di CO₂ di circa 82 tonnellate.
Inoltre, il materiale è completamente riutilizzabile, grazie anche alla particolare cura dei giunti che ne facilita lo smontaggio.

L’analisi del ciclo di vita e l'eliminazione degli impianti tradizionali dimostrano come un progetto ecologico possa anche essere efficiente dal punto di vista economico: minori costi di costruzione, manutenzione e gestione si uniscono a spazi di lavoro di elevata qualità.
In sintesi, il 2226 JED è un progetto responsabile che incarna una nuova concezione di architettura industriale e lavorativa: un laboratorio per la scienza e l’innovazione capace di generare valore per chi lo vive e per l’intera comunità urbana.
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Location: Schlieren, Zurich, Switzerland
Client: Swiss Prime Site Immobilien
Completion: 2025
Built up Area:17,257 m²
Architect: Baumschlager Eberle Architekten
General Contractor: FREO Switzerland
Consultants
Landscape: USUS Landschaftsarchitektur
Structural: Synaxis
Electrical and fire safety: HHM
Building technology: Lauber Iwisa
Building physics: EK Energiekonzepte
Photography by René + Dimitri Dürr, courtesy of Baumschlager Eberle Architekten